Pista ciclabile Canale Villoresi

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Ciclabile del canale Villoresi

Itinerario ciclabile da Lainate a Tornavento, costeggiando il canale Villoresi fino al fiume Ticino


Partenza: Lainate (MI)
Arrivo: Lainate (itinerario ad anello)
Km totali: 62,5
Dislivello: 310 m
Pendenza massima: trascurabile

Il canale Villoresi è un'opera idraulica artificiale creata nel 1890 dall'ingegner Eugenio Villoresi con lo scopo di portare l'acqua e rendere fertile un vasto territorio un tempo arido.
Attinge le sue acque dal grande fiume Ticino che nasce dal lago Maggiore e la sua lunghezza è di ben 86 km, sviluppandosi da Somma Lombardo a Cassano d'Adda, passando per Monza.
In pratica siamo di fronte ad un'autentica "autostrada" verde che collega da ovest ad est parte del territorio lombardo!

Il Villoresi è interamente ciclabile: in sede propria, sicura e protetta, dal fondo asfaltato o sterrato compatto.
Percorrendolo si attraversano campagna e abitati più o meno grandi. Il tratto più bello è verso il Ticino, dove la natura inizia a farsi predominante e la catena montuosa alpina incornicia l'orizzonte, con il monte Rosa ben visibile avvolto di nubi o ammantato di neve.

Nella foto viene rappresentata la ciclabile del canale Villoresi: un piacevole percorso in sede protetta con fondo asfaltato.
La pista ciclabile del canale Villoresi: un piacevole percorso in sede protetta con fondo asfaltato.

La ciclabile del Villoresi fa parte delle ciclocie lombarde risistemate e proposte durante il passato evento dell'Expo: attraverso queste si desiderava unire paesi e città di pianura con una rete ciclabile fino a farle convergere al polo espositivo.
Attualmente attraverso la ciclabile del Villoresi è possibile collegare un vasto territorio in totale sicurezza e lontani dal traffico, partendo dal lago Maggiore e arrivando fino al parco di Monza e al fiume Adda, attraversando grandi centri quali Legnano e toccando la ciclovia Olona e 6 parchi protetti.

Molti dei Centri abitati attraversati dalla ciclabile sono serviti dalle ferrovie Trenord: questo permette di organizzare itinerari con rientro comodo in treno, oppure di parcheggiare con facilità la macchina, per poi proseguire in bicicletta.

Lungo la ciclabile del Villoresi ci si imbatte, di tanto in tanto, in attraversamenti stradali nei pressi dei centri urbani. Prestate attenzione alle macchine che percorrono i ponti.
Lungo la ciclabile del Villoresi ci si imbatte, di tanto in tanto, in attraversamenti stradali nei pressi dei centri urbani. Prestate attenzione alle macchine che percorrono i ponti.


Il tratto che ho percorso e di cui vi parlo in questo articolo, va da Lainate a Tornavento, per un totale, andata e ritorno, di 62 chilometri.

La pista ciclabile del Villoresi è pianeggiante e su fondo ben pedalabile, adatta quindi anche a famiglie con bambini.
Non essendo coperta da vegetazione ombreggiante, suggerisco di valutare attentamente se percorrerla in giornate calde o estive.

Informatevi anche sul periodo di secca del canale: periodicamente viene infatti svuotato per permettere la manutenzione della struttura.
Percorrere il Villoresi senza acqua significa perdere la maggior parte del fascino di questa ciclabile!
Io purtroppo ho imparato a mie spese questa lezione, come potete vedere dalle mie fotografie.
(In questo sito viene riportato il calendario di manutenzione dei canali: http://www.naviglilive.it/Asciutte_Navigli_Milano.html)

Una piccola deviazione nei campi che affiancano la ciclabile del Villoresi e mi imbatto in canali d'irrigazione minori. L'intera agricoltura di queste zone è possibile solo grazie alle opere idrauliche artificiali.
Una piccola deviazione nei campi che affiancano la ciclabile del Villoresi e mi imbatto in canali d'irrigazione minori. L'intera agricoltura di queste zone è possibile solo grazie alle opere idrauliche artificiali.

Anche deviando nei campi si apprezza il fondo compatto e facile: ideale per chi non è allenato o per le famiglie con i bambini al seguito.
Anche deviando nei campi si apprezza il fondo compatto e facile: ideale per chi non è allenato o per le famiglie con i bambini al seguito.

Il canale Villoresi senza acqua: la mia uscita in bicicletta è coincisa con il periodo di asciutta primaverile. Visto così perde molto del suo fascino, fortunatamente la natura circostante e l'arco alpino in bella vista ripagano questa mancanza.
Il canale Villoresi senza acqua: la mia uscita in bicicletta è coincisa con il periodo di asciutta primaverile. Visto così perde molto del suo fascino, fortunatamente la natura circostante e l'arco alpino in bella vista ripagano questa mancanza.

In una giornata di bel tempo, percorrere questa ciclabile è davvero piacevole!
In una giornata di bel tempo, percorrere questa ciclabile è davvero piacevole!

Di tanto in tanto si intravedono stradine secondarie che si tuffano nei campi per farci scoprire antiche cascine. La memoria del passato agricolo di queste zone.
Di tanto in tanto si intravedono stradine secondarie che si tuffano nei campi per farci scoprire antiche cascine. La memoria del passato agricolo di queste zone.

Questa cascina, ormai pericolante, mi ha affascinato molto e ho girato intorno in bici per vederla interamente.
Questa cascina, ormai pericolante, mi ha affascinato molto e ho girato intorno in bici per vederla interamente.

La catena alpina e il monte Rosa si stagliano all'orizzonte, nitidi e possenti. Man mano che ci si avvicina al fiume Ticino, il contesto ambientale diventa più naturale e piacevole.. Da questo punto si inizia a vedere il canale con le acque del fiume Ticino. Deviando è possibile scendere di quota e raggiungerlo, per poi proseguire lungo il suo argine e visitare le dighe e le varie opere idrauliche.
La catena alpina e il monte Rosa si stagliano all'orizzonte, nitidi e possenti. Man mano che ci si avvicina al fiume Ticino, il contesto ambientale diventa più naturale e piacevole. Da questo punto si inizia a vedere il canale con le acque del fiume Ticino. Deviando è possibile scendere di quota e raggiungerlo, per poi proseguire lungo il suo argine e visitare le dighe e le varie opere idrauliche.

Il canale Villoresi nei pressi di Lonate Pozzolo. Si può notare, sulla sinistra, la ciclabile che inizia a restringersi. Proseguendo diventerà sterrata e ancora più stretta, per un'immersione totale nella natura.
Il canale Villoresi nei pressi di Lonate Pozzolo. Si può notare, sulla sinistra, la ciclabile che inizia a restringersi. Proseguendo diventerà sterrata e ancora più stretta, per un'immersione totale nella natura.

Spesso il canale Villoresi è attraversato da piccoli ponti che collegano le due sponde. Qui ci troviamo a Tornavento: davanti e un po' più in su, si intravede la chiesa della famosa piazzetta.
Spesso il canale Villoresi è attraversato da piccoli ponti che collegano le due sponde. Qui ci troviamo a Tornavento: davanti e un po' più in su, si intravede la chiesa della famosa piazzetta. In questi luoghi fu combattuta la famosa "battaglia di Tornavento" fra le truppe del re di Spagna e un esercito francese. La battaglia lasciò circa 2000 morti nella brughiera. Una cronaca dettagliata di questo fatto d'armi si trova narrata diffusamente nell'Historia d'Italia di Girolamo Brusoni, edita nel 1656. Ogni anno l'evento è rievocato con una manifestazione folcloristica.

La piazza Parravicino a Tornavento, su cui si apre la parrocchiale di Sant'Eugenio, è stata ristrutturata nel 1997 e vi è stato edificato un belvedere dal quale è possibile ammirare gli innumerevoli corsi d'acqua che rigano il territorio.
La piazza Parravicino a Tornavento, su cui si apre la parrocchiale di Sant'Eugenio, è stata ristrutturata nel 1997 e vi è stato edificato un belvedere dal quale è possibile ammirare gli innumerevoli corsi d'acqua che rigano il territorio: i canali Villoresi e Industriale, la Gora Molinara, il ponte in ferro sul Ticino, l'inizio del Naviglio Grande con la Casa della Camera, la paladella in granito che divide l'acqua del fiume in due parti: a sinistra l'imbocco del canale, a destra la "Bocca di Pavia" per la quale si proseguiva la navigazione sul fiume. Da lì è visibile anche la Cascina Castellana, dalla quale nell'Ottocento partiva una barca-corriera per il trasporto di persone fino a Milano Porta Ticinese.

Proseguendo lungo la ciclabile del Villoresi, poco oltre la località di Tornavento, ci si imbatte nell'edificio dell'ex dogana, luogo dove passava il confine tra l’Impero Asburgico e il Regno di Sardegna.
Proseguendo lungo la ciclabile del Villoresi, poco oltre la località di Tornavento, ci si imbatte nell'edificio dell'ex dogana, luogo dove passava il confine tra l’Impero Asburgico e il Regno di Sardegna. Qui sono presenti reperti archeologici di epoca romana e medievale. Nella foto si vede la strada dell’antico porto di Lonate. Vie che un tempo furono fondamentali per la comunicazione, il trasporto e il commercio e che arrivavano fino a Milano.

Questa è la traccia GPS liberamente scaricabile:



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Nun Milano

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Nun, un locale bikefriendly a Milano

Ottimo locale bikefriendly per un pranzo veloce e di qualità


Per la mia personale rassegna di locali bikefriendly, desidero segnalare il milanese "Nun, the taste of the middle east".
Si tratta di un locale che possiamo definire fast-food che si ispira ai sapori della cucina mediorientale, proponendo delle varianti di kebab preparate con ingredienti di qualità.

Nun è bikefriendly: se ci andate con una bicicletta pieghevole ve la lasceranno tenere piegata all'interno, mentre le bici normali, per una questione di spazio, dovranno essere lasciate all'esterno. Tuttavia saranno sempre visibili dalle ampie vetrate se decidete di consumare all'interno, altrimenti potete sedere sui tavoli esterni.

Nun all'esterno mette anche a disposizione una pompa per gonfiare le ruote.
I dipendenti sono giovani, cordiali e parlano un ottimo inglese. Questo spiega anche la presenza della clientela europea che lo frequenta.
Il cibo è ottimo e consiglio sicuramente una visita per un pranzo informale e alternativo.

Questo è il sito web: www.nunmilano.com
Nun si trova in via Spallanzani 36, via parallela a corso Buenos Aires, nei pressi della fermata metropolitana di Porta Venezia.




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Recensione copertoni Kenda Nevegal

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Recensione copertoni Kenda Nevegal

Test su strada dei copertoni da MTB Kenda Nevegal da 30 tpi


Kenda Rubber Industrial Company, questo è il nome esteso di quello che attualmente è un colosso della produzione di pneumatici.
Nasce come manifattura orientale nel 1962 e da allora progetta e produce copertoni per ogni tipo di veicolo. Il settore del ciclismo fu uno dei suoi primi campi e il livello tecnico che ha recentemente raggiunto Kenda, dimostra il desiderio di continuare ad investire nel settore.

Kenda, anni fa, progettò un copertone artigliato multiuso: un giusto compromesso per l'utilizzo freeride, enduro o trail tecnici.
Un modello per ogni condizione di fondo: molle o compatto, liscio o roccioso.
Chiamò questo copertone "Nevegal".

Da allora il Nevegal è stato perfezionato e sono ora disponibili diversi modelli dello stesso prodotto, ma oggi vi parlerò del primo modello, quello storico!

La carcassa

Il Nevegal di prima progettazione si distingue per il valore "tpi": 30.
Basso, bassissimo, difficile trovare adesso gomme simili anche nella fascia di prezzo inferiore.
Una carcassa a bassi TPI significa che il copertone presenta un'alta percentuale di gomma pura per riempire i fili di costruzione; ne consegue un alto spessore, peso superiore, minore flessibilità, alta resistenza al rotolamento e minor comfort.

L'immagine mostra il profilo del battistrada del Kenda Nevegal con tasselli larghi e pronunciati
Il profilo del battistrada del Kenda Nevegal presenta tasselli larghi e pronunciati

Sulla carta sembrerebbe un pessimo copertone, invece il "Kenda Nevegal" è un prodotto onestissimo!
Sia chiaro: essendo un tuttofare non eccelle in nulla, ma al contempo possiede il giusto equilibrio per poter assolvere egregiamente a vari compiti.

Decido di testare una coppia di questi copertoni in misura da 26x2.10; sistemo d'abitudine una fascia in kevlar antiforatura della Geax all'interno della copertura e procedo nel montaggio.
La prima versione dei Nevegal è ovviamente rigida e penso di dover penare un po' nel montaggio. A sorpresa calzano invece benissimo, morbidi abbastanza da poterlo fare senza leve apposite.

Sebbene il basso valore di TPI offra una certa garanzia di resistenza a forature e tagli nelle spalle, la carcassa viene assemblata senza materiali di protezione alle forature. Per sicurezza, su gomme simili, preferisco montare delle fasce in kevlar: aumentano di qualcosa la resistenza al rotolamento, ma garantiscono maggior sicurezza quando ci si trova ad un centinaio di km da casa.
Teniamo presente anche che la velocità non è prerogativa di questi Nevegal, quindi la scelta è sensata.

Il battistrada

Il battistrada è direzionale e l'aspetto visivo è aggressivo: scolpito bene, scanalati cattivi, tasselli centrali ravvicinati per la marcia su fondo compatto e catene ausiliarie di tasselli larghi a contorno per artigliare il terreno ed espellere rapidamente fango e sassi.

Mi sarei aspettato un monomescola in questa classe di gomme, invece Kenda ha utilizzato la propria "DTC": dual tread compound.
La fascia tassellata centrale presenta quindi una mescola più dura, 60sA, mentre le fasce laterali sono in morbida 50sA.
La differenza di mescola consente una maggior velocità sul dritto compatto, unita ad un basso consumo della gomma e ad un grip ridotto, mentre le fasce laterali garantiscono flessione e grip nelle curve o nei tratti sterrati in cui si richiede una presa decisa.

L'immagine mostra una ruota con il copertone Kenda Nevegal che appare massiccio e largo anche nella misura 26x2.10
I Kenda Nevegal appaiono massicci e larghi anche nella misura 26x2.10

Decido di provare questa coppia di "Kenda Nevegal" su percorso misto: asfalto urbano per l'avvicinamento; sterrato compatto di ciclabili; sottobosco bagnato e fangoso; sabbia; sponde di fiume con pietraie di piccola sezione.
Qualche strappo breve ma con pendenze aggressive mi consentirà di testare il grip con il peso quasi del tutto al posteriore.

Test su asfalto

Inizio il test su strade urbane trafficate: 22 km di pianura che percorro a bassa media.
Decisamente l'asfalto non è il terreno ideale per i Nevegal! I grandi tasselli scorrono lenti e sembrano refrattari a mantenere andature più sostenute. La resistenza al rotolamento si avverte, ma al contempo sono sicuri, decentemente comodi, capaci di affrontare ogni imprevisto, buca o sconnesso che sia.
La generosa impronta a terra permette di fermarsi in spazi ridotti e le vibrazioni trasmesse al manubrio durante la marcia sono accettabili.
Il rumore di rotolamento da carrarmato è un classico che i biker conoscono bene!

Test su sterrato compatto

Eccomi sulla ciclabile, fondo sterrato di terra battuta e sassolini, molto compatto. 35 km di piano e qui posso permettermi un po' di divertimento bloccando il posteriore per derapare e testare la tenuta: ottima direi! Il retrotreno scappa solo se lo vogliamo veramente e in derapata il controllo è ottimale!
Il suono dei tasselli laterali che mordono, di tanto in tanto, il brecciolino mi trasmette un buon feeling.
Il rumore di rotolamento appare abbastanza contenuto, le vibrazioni sono cresciute

L'immagine mostra il test su sterrato compatto del Kenda Nevegal
Sullo sterrato compatto il Kenda Nevegal procede sicuro e affidabile

Test in fuoristrada

Terza fase di test: bosco con fondo bagnato. Foglie marce, fango, radici affioranti, terriccio a tratti molle e a tratti duro.
Ecco il suo terreno ideale! Il Nevegal artiglia qualsiasi cosa capiti sotto ai suoi tasselli e lo torce per poi espellerlo con sicurezza. Si avanza lentamente perché questa é praticamente una single track, molto tecnica tra l'altro.
Le coperture forniscono un ottimo grip e un buon feeling, ma si sentono tutti i bassi TPI: la gomma ha bassa flessibilità e restituisce quindi molti scossoni facendomi saltellare sulla sella.
Nei tratti più sconnessi devo procedere in piedi sui pedali per poter eliminare l'effetto rimbalzo e dare maggior direzionalità alla bici.
Qualche strappo fangoso in salita mi fa ringraziare di non slittare, merito adesso di tutta la tassellatura che sta scavando solchi sicuri per farmi procedere.
Il terreno argilloso bagnato forma una fanghiglia molto tenace che si attacca al copertone e accresce il suo spessore ad ogni giro di ruota. Fortunatamente la spaziatura dei tasselli permette di espellere la maggior parte del materiale al primo pezzo di strada dritto, non appena aumenta la velocità.

Test su fondo sabbioso

Eccomi al fiume, il mio ultimo tratto di test.
Qui il fondo è sabbioso e i copertoni mostrano gli ovvi limiti della misura da due e dieci, unita al piccolo cerchio da 26.
Le ruote artigliano la sabbia e procedono, affondando solo dove il terreno perde anche la minima compattezza. Qui si rimpiange una misura da fat bike!
Proseguo, sbuffo e arranco, bilanciando bene i pesi riesco a trovare il giusto equilibrio di trazione. I Nevegal si comportano bene, su questo non si discute: fanno presa e fanno quel che possono. Non si può chiedere oltre a coperture di questa misura.

Test su pietre

Arrivo alle prime pietraie, distese di ciottoli levigati di fiume che affronto deciso saltellando sulla sella. Sempre questi bassi TPI! Troppi sobbalzi come risposta (non)elastica alle sollecitazioni.
Mi alzo sui pedali e testo il grip che appare nella media: onesto, ma non trascendentale. In queste ruote anche la mescola più morbida è fatta per durare, quindi non ci si può aspettare di avere la colla sulle pietre.
Apprezzo però la sicurezza della spalla, robusta e poco deformabile, l'ideale su terreni così accidentati. Mi consente di strafare con la sicurezza di non pizzicare e di non intaccare mai il cerchio!
I Nevegal superano anche le pietraie senza troppo penare.


Conclusioni

Difficilmente troverete in commercio questo primo modello di Nevegal, sarà ben più facile trovare le evoluzioni che partono dai 60 TPI fino ai 120, alcuni modelli dotati anche di inserti antiforatura e tripla mescola.

La foto mostra una ruota con calzato il copertone Kenda Nevegal: un onesto copertone tuttofare
Kenda Nevegal: un onesto copertone tuttofare

Se desiderate un copertone tuttofare, affidabile e durevole, i Kenda Nevegal fanno per voi!

Persino il modello che ho testato è una buona gomma: ti porta ovunque senza incertezze, non dovete però chiederle la velocità. Qui va in crisi!
Se pensate di utilizzarli maggiormente su asfalto o terreno compatto mi sento di sconsigliarli perché la resistenza al rotolamento è elevata e la generosa tassellatura la rende poco adatta a questo esclusivo terreno.
In definitiva direi: gomma onesta, dal giusto rapporto qualità/prezzo.

PRO
  • Resistenza della carcassa
  • Copertoni tuttofare
  • Doppia mescola
  • Buon grip fuoristrada
CONTRO
  • Elevata resistenza al rotolamento
  • Elevato assorbimento di watt
  • Carcassa di bassa qualità costruttiva
  • Nessun inserto antiforatura
  • Peso elevato

Valutazione prodotto:





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Come costruire una roulotte per bicicletta

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Roulotte per bicicletta

Come costruire un confortevole rifugio-roulotte per viaggiare in bicicletta.


Paul Elkins vive negli Stati Uniti e da molti anni progetta e realizza barche, rifugi, mobili, biciclette reclinate e molto altro ancora!
Utilizza principalmente materiale riciclato o a basso costo ed impiega tecniche di costruzione semplici, alla portata di chiunque.
Raccoglie le sue idee nel proprio sito web, dove è possibile acquistare i progetti per realizzare da sé le varie proposte.

Sebbene ogni progetto di Paul abbia qualcosa che mi piace o stimoli la mia fantasia, la mia preferenza va senza dubbio al suo progetto "Nomad bicycle camper": una roulotte leggera da trainare attaccata ad una bici!

Una foto che ritrae l'inventore Paul mentre traina il suo "nomad bicycle camper"
Una foto che ritrae l'inventore Paul mentre traina il suo "nomad bicycle camper".


Paul ha realizzato il suo progetto recuperando quattro grandi manifesti elettorali in plastica ondulata, il classico polionda; alcune tavole di legno in pino; viti; nastro adesivo e, soprattutto, fascette in plastica.

Paul seduto nella propria roulotte trainata dalla bici
Le dimensioni del rifugio sono adatte ad una persona, ma è possibile modificare i piani di costruzione per progettare una roulotte più grande.

Grazie ad una semplice tecnica derivata dalla "stitch and glue", che si utilizzava alla fine del 1960 in campo nautico, Paul fora i pezzi plastici tagliati e li assembla cucendoli tra loro con l'impiego delle fascette.

Una volta completata la struttura, interviene all'interno per la coibentazione e crea un piano cottura, i mobili e i ripostigli, l'impianto d'illuminazione a led alimentato da pannelli solari e tutto quanto possa essere utile o comodo per l'utilizzo.

L'interno del "camper da bici" è coibentato, confortevole e dotato di varie comodità.
L'interno del "camper da bici" è coibentato, confortevole e dotato di varie comodità.

La roulotte di Paul viene poi montata su un telaio solido fatto da longheroni in legno avvitati tra loro, dotato di una coppia di piccole ruote.
Un attacco all'estremità permette poi di agganciare la roulotte ad una bicicletta, una reclinata nel caso di Paul, e poi si è pronti a viaggiare con la propria piccola casa autocostruita!

Sul sito web sono in vendita i progetti dettagliati, ma guardando i video e le fotografie, con un po' di manualità, è possibile realizzare da soli il proprio "nomad bicycle camper".





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