Paletta segnaletica laterale da bicicletta: uno strumento di visibilità molto efficace

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Catarifrangente laterale segnaletico: per il ciclista uno strumento di visibilità semplice, ma molto efficace.

La paletta laterale catarifrangente per bicicletta è un sistema di sicurezza molto valido, ma poco utilizzato nel nostro paese.

Foto di copertina dell'articolo, mostra una paletta laterale catarifrangente montata su una bicicletta per aumentarne la visibilità e la sicurezza.
Paletta laterale di sicurezza montata su una bici (foto di Yves Brenner).

Vi sarà sicuramente capitato di vedere biciclette con quella strana paletta arancione che sporge lateralmente. Se vi è capitato, sicuramente non eravate in italia.
Tipicamente questo strumento di visibilità e sicurezza è molto diffuso in paesi con una diversa cultura ciclistica, soprattutto urbana. Da noi è già difficile trovare ciclisti dotati di luci o gilet catarifrangente, figurarsi la paletta!

Ciclista con paletta laterale catarifrangente montata sul portapacchi per aumentare la visibilità e la sicurezza.
Un ciclista con paletta segnaletica laterale aumenta la propria visibilità e, conseguentemente, la propria sicurezza sulla strada (foto di Richard Masoner).

Visibilità e sicurezza dicevo, Infatti questi sono gli scopi per cui si decide di installare la paletta laterale sulla bicicletta e questi scopi dovrebbero essere perseguiti da ogni ciclista, soprattutto in ambito urbano o in tutti quei contesti di condivisione della strada con altri veicoli.

Nella foto sono rappresenati alcuni modelli di palette laterali di sicurezza per bicicletta.
Alcuni modelli di palette segnaletiche da bici: la forma è praticamente la stessa e tutte possiedono un catadiottro tondo rosso da un lato e bianco dall'altro. Per l'acquisto suggerisco di scegliere un prodotto omologato e poi valutare la fattura dello snodo e la sua capacità di adattarsi a vari diametri e inclinazioni.

La mia esperienza personale

Ho sempre ignorato la paletta segnaletica fino a quando ho iniziato a trasportare i bambini sul seggiolino e, di conseguenza, ho avvertito la necessità di aumentare la visibilità e la sicurezza.
Ho acquistato, quindi, un prodotto economico, ma omologato, fissandolo al supporto del portapacchi. Il montaggio è stato molto semplice e un pezzo di camera d'aria rotta mi ha permesso di arrivare al diametro corretto per un fissaggio stabile.

Paletta riflettente laterale arancione montata sul portapacchi di una bicicletta.
Questa è la posizione di montaggio che utilizzo: snodo fissato al portapacchi e paletta in posizione alta. Anche mentre pedalo, allungando il braccio, posso aprire o chiudere la paletta senza dovermi fermare (foto da achat-cote-d-or.com).

Fin dalle prime uscite in bici ho notato un effetto molto positivo: le macchine in sorpasso si tenevano lateralmente molto più larghe.
No, non era un'impressione, letteralmente quella sgraziata protuberanza arancione teneva più lontane le macchine! E non solo: anche altri ciclisti, solitari o in gruppo, per sorpassare dovevano spostarsi maggiormente per non colpire la paletta.
Inoltre lo sgargiante colore arancione fluorescente mi rendeva veramente più visibile!

Durante la fine dell'estate, quando le giornate diventano più corte, ho potuto anche apprezzare l'efficacia dei catadiottri: sia posteriormente che frontalmente, i due riflettori mi hanno reso più visibile al buio offrendomi maggiore sicurezza e piacere di guida.

Com'è fatta e come si monta

La paletta è di materiale plastico e la staffa di fissaggio si stringe semplicemente con una più viti.
La staffa presenta uno snodo a 180° che consente al braccio di muoversi avanti indietro. Chiaramente in questo movimento incontra una resistenza quando si trova in posizione centrale, cioè quella di lavoro.

Snodo ed elemento di fissaggio di una paletta segnaletica laterale da bicicletta.
Lo snodo e l'elemento di fissaggio sono i componenti più critici per le palette laterali: se sono di bassa qualità avremo problemi a stringerli in maniera solida alla bici e avremo problemi ad angolare la paletta nella posizione voluta. Guardate sempre con attenzione questi componenti prima dell'acquisto (foto di Yves Brenner).

La posizione di montaggio è molto flessibile e consente di applicare la staffa in svariati punti, sia ad attacco orizzontale che verticale. All'estero va di moda montarla in posizione bassa, tuttavia non la trovo ottimale.
Preferisco di gran lunga montarla più in alto perché, oltre al fattore visibilità, mi permette di chiudere la paletta mentre sto pedalando, semplicemente allungando la mano. Questo mi è utile quando mi ritrovo, ad esempio, su pista ciclabile o in passaggi stretti.

Una paletta laterale catarifrangente montata sul telaio di una bici in posizione bassa, non ottimale.
All'estero molti ciclisti fissano la paletta sul telaio in posizione bassa. A mio parere è sbagliato perché, in questa posizione, la visibilità garantita non è ottimale e non è possibile ripiegare e aprire la paletta senza fermarsi (foto da adventurecycling.org).

Lo snodo offre inoltre la certezza che, nel caso un veicolo dovesse urtare la paletta, il braccio si pieghi senza quindi diventare una leva rigida che possa in qualche modo sbilanciare il ciclista.

Bicicletta con paletta laterale montata nella parte bassa del telaio, offrendo scarsa visibilità e sicurezza.
Un altro esempio di paletta installata in posizione bassa. I guidatori delle macchine che arrivano da dietro, sono portati naturalmente a valutare meglio le distanze e ad avere una soglia d'attenzione maggiore verso elementi più elevati rispetto all'asfalto. Da ciò si deduce che questa posizione non è ottimale (foto da adventurecycling.org).

Bicicletta con paletta laterale di sicurezza montata in posizione alta per garantire maggiore visibilità e sicurezza.
Spostando la paletta in posizione più alta, il ciclista si rende più visibile e aumenta la propria sicurezza su strada. I veicoli che sopraggiungono da dietro noteranno meglio l'elemento laterale (foto da adventurecycling.org).

Conclusioni

In questo prodotto trovo solo vantaggi realmente riscontrabili nell'immediato!
La maggior sensazione di sicurezza diventa un conforto a cui, poi, è difficile rinunciare e il maggior freno aerodinamico è del tutto trascurabile.

Oltre a montare la paletta sulla bici che utilizzo con i bambini, sto seriamente pensando di metterla anche sulla mia bici da corsa. Su una mountain bike non sarebbe utile, ma sulle biciclette che viaggiano sempre su strada la trovo ideale.
In altri paesi se ne vedono tantissime sulle bici da corsa o da cicloturismo e sono molto utilizzate anche nelle randonnée.

Viaggiare di notte con luci, gilet catarifrangente e paletta di segnalazione rende il ciclista maggiormente visibile e gli permette di guadagnare sicurezza.
Consiglio davvero a chiunque di utilizzarla!




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Banane e ciclismo: le fibre non favoriranno la tua performance

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Banane e ciclismo parte 2: le fibre solubili delle banane sono un altro motivo per cui questo alimento NON è il migliore per i ciclisti.

In un precedente articolo dimostravo come le banane non fossero l'alimento ideale per i ciclisti che le consumavano durante la pedalata per assumere minerali utili e carboidrati.
Oggi aggiungo un altro motivo per cui le banane NON sono l'alimento più indicato per chi pedala.

Immagine di copertina dell'articolo: "banane e ciclismo: le fibre non favoriranno la tua performance.
Pedalare mangiando banane non è propriamente la scelta migliore

Nel 2014 avevo già parlato delle banane in questo articolo "Alimentazione e ciclismo: il falso mito della banana" dove sfatavo il mito che veniva loro attribuito di "alimento magico per i ciclisti".
Il mio articolo è stato il primo in circolazione a mettere in dubbio le proprietà delle banane nel nostro sport. Ancora oggi, se fate una ricerca su google con il termine "banane e ciclismo", vi compariranno centinaia di pagine che elogiano questo frutto e praticamente nessun pezzo contro, se non il mio che spicca solitario tra le ricerche.

Conferme al mio articolo

Il tempo passa e nel 2017, il dott. Pavesio, dietista specializzato in nutrizione sportiva, scrive un articolo per il sito BiciLive dove riprende gli stessi concetti espressi nel mio articolo, inclusi i dubbi sui "mandanti" delle ricerche (Dole) e giunge alle mie stesse conclusioni: cioè che le banane non sono esattamente il miglior alimento per i ciclisti e suggerisce di consumarle prima o dopo l'allenamento. Mai durante.
Da notare, inoltre, la sottolineatura che il dottore pone sul fatto che vi sono altri cibi che apportano quantitativi maggiori di minerali utili al ciclismo.
Guarda a caso, tutto ciò che viene detto nel pezzo è esattamente quello che scrivevo io nel 2014!

Passiamo poi ad ottobre 2018: sul sito della ProAction viene pubblicato un articolo scritto dal dott. Andrea Zonza, biologo nutrizionista, che riporta gli STESSI argomenti scritti da me nel 2014. Addirittura, nel titolo, usa le mie stesse parole parlando di banane e ciclismo come mito da sfatare.
Nel testo vengono riportati, come migliori delle banane, gli stessi alimenti che io suggerivo nel mio vecchio articolo.
Anche in questo caso un altro medico specializzato in nutrizione per sportivi, conferma quanto scrissi.

Intendiamoci, però: la banana non è un frutto da demonizzare, anzi!
E' indubbiamente salutare e ha molteplici proprietà nutrizionali, ma consigliare di mangiarla DURANTE l'attività di pedalata NON ha nessuna giustificazione e nessuna evidenza medico/nutrizionale. Ricordatelo sempre quando qualcuno vi dirà che le banane hanno molto potassio utile per l'attività fisica!

Il nuovo punto al centro dell'attenzione: le fibre alimentari.

Spesso vado i rileggere i miei vecchi articoli per modificarli o correggerli o per trarne spunto per scriverne nuovi quando trovo questioni da approfondire.
Proprio a proposito delle banane, in passato, non ho menzionato un altro importante fattore: quello delle fibre.

Infatti la polpa della banana è composta da fibra solubile, in particolare pectine. Queste sono particolarmente efficaci nel promuovere un senso di sazietà perché assorbono acqua gonfiandosi nello stomaco e, di conseguenza, trattenendo liquidi.
Vi suona un campanello di allarme in testa?

Quando pedalate svolgete un'attività aerobica con elevato consumo di liquidi che devono essere integrati durante e dopo. Attraverso il sudore disperdete notevoli quantità di acqua, ma lo sapete tutti, per questo bevete durante il ciclismo! E magari bevete anche soluzioni a rapido assorbimento per mettere in circolo velocemente minerali e nutrienti e reidratarvi prima possibile.

Cosa succede, dunque, quando mangiate banane mentre pedalate? Tre cose fondamentalmente deleterie per la vostra attività e performance:
  1. la fibra solubile trattiene acqua e la usa per gonfiarsi all'interno dello stomaco vanificando i vostri tentativi di reidratazione rapida;
  2. la fibra solubile gonfia nello stomaco non rappresenta una condizione ideale nel momento in cui sarebbe meglio avere lo stomaco vuoto e senza processi digestivi in corso per poter evitare il richiamo di acqua e sangue sottratti all'atto sportivo;
  3. la fibra solubile interferisce con l’assorbimento dei carboidrati rendendo più lunghi i tempi di assimilazione.
Le conseguenze sulla vostra performance e sulla vostra capacità di endurance sono facilmente prevedibili.

Conclusione

Via libera alle banane, ben mature per massimizzare le proprietà nutrizionali, ma solo DOPO l'allenamento o la competizione!
Diffidate da chi ancora vi parla delle banane come il migliore alimento del ciclista.

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Pedalare flat: scopriamo perché il piede scivola dai pedali e come evitare questo problema

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Pedalare flat: come ottimizzare la posizione sui pedali per evitare lo scivolamento dei piedi ed ottimizzare la fase propulsiva.

L'analisi delle forze dinamiche generate durante la pedalata ci permette di capire perché il piede perde aderenza e scivola dai pedali nell'utilizzo di pedali flat.

Immagine di copertina dell'articolo: pedalare flat evitando che i piedi scivolino dai pedali.

A distanza di anni, il mio vecchio pezzo "Pedalare flat e pedalare clipless, analisi e confronto" è ancora uno degli articoli più letti e commentati del blog. Viene ancora condiviso e discusso su social network e forum, segno di evidente interesse per l'argomento.

Nel tempo mi sono giunti molti messaggi ed email che chiedevano dettagli sui vari aspetti della pedalata flat e su come ottimizzarla.
Ho quindi deciso di scrivere qualche articolo trattando le richieste principali dei miei lettori.
Iniziamo oggi spiegando le ragioni per cui i piedi possono scivolare dai pedali flat e come è possibile migliorare la postura per evitare scivolamenti ed esprimere la massima potenza di pedalata.

Aderenza suola/pin.

Per prima cosa dobbiamo essere certi di utilizzare scarpe adatte ai pedali flat con pin metallici: la suola deve possedere il giusto disegno per far presa e la mescola deve essere morbida per adattarsi alla superficie di contatto.

Scarpe 5ten con suola a cerchi per l'uso ottimale con pedali flat a pin metallici.
Le scarpe più utilizzate da chi pedala flat sono realizzate dal produttore "FiveTen" e presentano una suola piatta dotata di disegno a cerchi o nido d'ape. (Fonte: vikapproved.wordpress.com)

Come potete vedere dall'immagine sopra riportata, un modello di scarpe molto diffuso tra chi usa i pedali flat è realizzato dal produttore "Five Ten" che propone suole piatte a cerchi o nido d'ape.
Tuttavia questo non è un dogma, a prescindere da quello che leggete in giro!
Potete utilizzare anche scarpe da running, da squash, da volley o da tennis: l'importante è osservare la suola e fare qualche ragionamento: un disegno piatto e intagliato con alta frequenza di incavi che possano ospitare i pin diventa funzionale nella stessa maniera delle più famose scarpe.
Il concetto base è che la suola deve possedere incavi per accogliere i pin metallici e bloccarli negli intagli per non far scivolare il piede.

Una volta che abbiamo soddisfatto il requisito di aderenza ottimale tra le scarpe e i pin dei pedali, possiamo passare al movimento di pedalata.

Le spinte dinamiche.

Durante la fase di pedalata bisogna considerare che la potenza trasmessa dalle gambe viene esercitata in molteplici direzioni a causa dell'anatomia degli arti inferiori. Sono poi pedali e pedivelle a condurre correttamente queste forze verso la spinta propulsiva.
Tuttavia le gambe esprimono potenza verso il suolo in fase di spinta, ma devono fare i conti con la rotazione obbligata del meccanismo di pedalata.
L'unico modo per non perdere i pedali è dunque avere il controllo della fase di spinta per esercitare sempre una forza perpendicolare al piano stradale.

Durante la pedalata, il piede può scivolare dai pedali flat in avanti o indietro: in entrambi i casi significa che il vostro gesto atletico è errato perché state disperdendo potenza.

Molti ciclisti abituati a pedalare con i piedi agganciati ai pedali, quando usano i flat si stupiscono del fatto che i piedi scivolino e incolpano il sistema flat additandolo come inefficiente. In realtà sono loro stessi il problema e non si rendono conto che gli agganci mascherano e compensano i difetti di spinta durante la pedalata!

C'è quindi una sola ed unica regola da ricordare con i flat: pedalate spingendo verso il suolo!

Concentratevi scaricando la potenza di ogni pedalata verso il basso. Immaginate di dover schiacciare qualcosa sull'asfalto ogni volta che il vostro piede cala dall'alto in fase di spinta.
Concentratevi solo sulla gambe che spinge di volta in volta, ignorando la fase di risalita.
Capirete che il vostro gesto atletico è ottimale quando i vostri piedi non scivoleranno mai dai pedali. Semplice!

In base alla pendenza della strada e, in minor parte, alla cadenza di pedalata, dovrete compensare l'angolo di inclinazione della caviglia per garantire un movimento biomeccanicamente corretto ed uno scarico ottimale della potenza.
La cosa stupenda è che non dovrete nemmeno pensarci! Concentratevi solo sullo spingere verso il basso, visualizzate solo la gamba che spinge, una dopo l'altra: il vostro corpo guidato dal sistema neuromuscolare, in completa autonomia adatterà la posizione della caviglia verso l'angolo di lavoro ottimale evitando posture sbagliate ed i classici infortuni o fastidi legati alle tacchette e agli agganci.

Ricordate sempre che il movimento di pedalata flat risulterà ottimale quando i pedali non vi scivoleranno mai.
La curva di apprendimento e correzione è molto rapida e tutti in breve potranno raggiungere la pedalata ottimale.

Lo scivolamento dovuto all'alta cadenza.

Uno dei problemi che più spesso vengono evidenziati, riguarda la pedalata ad alta cadenza: una situazione tipica di scatti, allunghi o sorpassi in cui molti ciclisti trovano difficile mantenere il contatto pedale-scarpa.
C'è un sistema semplice per risolvere il problema ed è legato alla biomeccanica degli arti inferiori che si interfacciano con un sistema propulsivo di rotazione: la compensazione della posizione di spinta.

Generalmente pedalando flat si posiziona il piede in modo più avanzato rispetto al pedale, quello che gli scienziati hanno definito posizione "mid foot".
Quando però la cadenza di pedalata supera le 80-90 rpm, il piede tende inevitabilmente a scivolare perché il rapido movimento di spinta delle gambe, lo porta naturalmente a spingersi in avanti o indietro.
Si risolve quindi il problema ponendo l'avampiede in posizione analoga agli agganci: cioè avendo il metatarso sulla linea mediana del pedale. Senza diventare matti con misurazioni millimetriche, è sufficiente fare delle prove e trovare la propria posizione che può risultare più avanzata o più arretrata di millimetri o di centimetri.

Vi renderete conto della posizione ottimale perché sarà l'unica che vi consentirà di frullare ad alta-altissima cadenza senza perdere i pedali. Ovviamente dovrete sempre applicare una spinta perpendicolare al terreno.

Bici da corsa: allineamento rotula-metatarso.
Posizionamento classico con agganci ai pedali: interno rotula perfettamente in linea con il metatarso, a sua volta allineato al centro della pedivella. Pur senza diventare maniaci del millimetro, necessario per chi deve regolare le tacchette, con i pedali flat dovremo ricercare la stessa posizione di pedalata.

Piede in spinta ed area di contatto piede-terreno evidenziata.
Usando i pedali flat non dobbiamo mai dimenticarci del naturale movimento del piede: come si può notare con una suola morbida, ogni fase di spinta avviene sull'avampiede e il punto di spinta è circoscritto in questa ristretta area. Il nostro posizionamento sui pedali deve riflettere la stessa naturalezza di un piede in spinta sul terreno.

Piedi: posizione classica e posizione mid-foot per pedali flat.
Usando i pedali flat dobbiamo imparare a posizionare il piede in due soli e semplici modi: nell'immagine superiore si può notare un piede con il punto di appoggio che ricade sul metatarso (posizione classica). Nell'immagine inferiore il piede viene portato leggermente in avanti rispetto all'asse centrale dei pedali flat. Questa posizione è definita "mid-foot" o piede centrale.

Pedali flat: posizione del piede classica e mid-foot.
Lo stesso concetto illustrato da un altro punto di vista: a sinistra la posizione classica e, a destra, la mid-foot. Le posizioni andranno cambiate durante la pedalata a seconda del tipo di terreno, di ciò che stiamo facendo (ad es. salti) e della cadenza di pedalata. 

Errori di posizionamento dei piedi con i pedali flat.
Attenzione a non commettere due classici errori con i pedali flat: il piede va posizionato interamente sul pedale, non parzialmente. Un altro errore è rappresentato a destra dove possiamo vedere un piede posizionato centralmente sul pedale. Per molti questa è la posizione mid-foot, niente di più sbagliato! Questa posizione fa lavorare male il piede, sovraccarica l'arco plantare, infiamma i tendini e le articolazioni di ginocchio e caviglia e, in caso di salti, buche o sconnessioni nel terreno, diventa estremamente pericolosa per le ossa del piede!


Differenza di postura mountain-bike (MTB) e bici da corsa (BDC).

Come spiegato attraverso le didascalie delle illustrazioni, la posizione dei piedi in mountain-bike e in bici da corsa può risultare sostanzialmente differente in base alla tipologia di percorsi che farete, in base alle vostre caratteristiche antropometriche e in base alla cadenza mediana. Tuttavia le posizioni dei piedi sui pedali flat sono, sostanzialmente, solo due.

In MTB su percorsi molto tecnici che richiedono lo spostamento frequente del peso corporeo o alzarsi spesso sui pedali, mantenere a lungo posizioni in sospensione sui pedali o attutire i salti, sicuramente la posizione mid-foot sarà quella che vi permetterà di poggiare il piede stabilmente sulla superficie dei pedali, distribuendo il peso corporeo in maniera ottimale.
Inoltre, questa posizione, evita infortuni alla caviglia o all'arco plantare durante le fasi di assorbimento degli urti o dei salti.

In BDC è più frequente pedalare leggermente arretrati (cioè nella posizione classica) perché si passa sulla sella la maggior parte del tempo e perché le cadenze ottimali sono più elevate.
In questo caso andremo a ricercare il movimento di appoggio e spinta naturale del piede, assecondando l'accorciamento della flessione plantare per via della maggior contrazione del muscolo gastrocnemio.

Sollevarsi dalla sella in sospensione sui pedali in posizione di punta si può fare, ma se il gesto viene ripetuto spesso, si può notare un maggiore affaticamento dei muscoli del polpaccio perché, di fatto, ci stiamo alzando in punta di piedi stimolando maggiormente questa zona di muscolatura.

Conclusione.

La grande libertà dei pedali flat sta proprio nel fatto di poter cambiare posizione dei piedi durante la pedalata in base al percorso o al risultato che vogliamo ottenere.
Imparare quindi a variare la posizione consente di sfruttare al 100% le possibilità offerte da questa tipologia di interfaccia.

Inoltre l'assenza di agganci permette al corpo di assumere, in maniera del tutto naturale, le posture biomeccanicamente più corrette in base al proprio antropomorfismo evitando infortuni o lesioni.

Dunque pedalare flat in modo efficiente e senza scivolamenti dei piedi, sia in mountain-bike che in bici da corsa, è esclusivamente una questione di tecnica. Una volta appreso il metodo corretto di pedalata, non esistono limitazioni al sistema flat.

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La ciclabile del Canale Villoresi da Saronno a Monza

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In bicicletta lungo il tratto est del canale Villoresi fino a raggiungere la Villa Reale del parco di Monza.

Itinerario ad anello interamente su piste ciclabili alla scoperta dell'ultima metà della ciclopedonale del "Canale Villoresi".

Partenza: Saronno (VA)
Arrivo: Saronno (percorso ad anello)
Destinazione intermedia: Monza (parco della villa reale) (MB)
Km totali: 65,20
Dislivello: trascurabile


Mi ero già occupato della "ciclabile del Villoresi" in questi articoli:
Itinerario ciclabile da Lainate a Tornavento, costeggiando il canale Villoresi fino al fiume Ticino;
Il canale Villoresi da Saronno

Negli articoli sopra linkati potrete leggere di questa bella ciclabile nel suo tratto ovest, cioè quello primario, oggi invece vi parlerò del tratto terminale che va da Garbagnate a Monza.
Per comodità e costruire un itinerario ad anello, si partirà da Saronno.

Il "Vilores" nasce dal Ticino e sfocia nell'Adda dopo 86 km ed è il secondo canale artificiale più lungo d'Italia, vitale per l'agricoltura dell'alta pianura di Milano.
La sua storia l'ho già raccontata nel dettaglio, quindi oggi darò solo indicazioni per percorrerlo in bicicletta.

Come accennato, il punto di partenza e arrivo è Saronno per un'ottima ragione logistica: è raggiungibile comodamente in macchina o treno, vi sono adeguati parcheggi, perfetto per chi viene da fuori!

Bicicletta e pista ciclabile a Saronno, zona Introini.
Saronno, zona Introini: si abbandona la città per dirigersi verso il Parco Groane attraverso una pratica e piacevole pista ciclabile.

Dalla centrale piazza Libertà, percorrendo alcuni tratti ciclabili, si giunge rapidamente al bosco del Parco delle Groane e si pedala qualche chilometro in direzione di Garbagnate Milanese.

Una bici corre verso la ciclabile del Villoresi percorrende strade ciclabili.
Prima del Parco Groane, la ciclabile risulta un po' frammentaria: è sempre in sede protetta, ma il percorso richiede l'attraversamento di strade. Tuttavia con le opportune cautele è possibile procedere anche con bambini al seguito.

Fino a qui il fondo è misto: cemento e sterrato compatto.
Pedalando alla fine di maggio in piena esplosione floreale, la natura regala profumi fruttati dolcissimi per allietare il percorso.

Percorso ciclabile nel Parco Groane verso la ciclabile del Villoresi.
Parco Groane: lasciamo la ciclabile di cemento per posare finalmente le ruote nella natura.

Verso il Villoresi percorrendo in bici i sentieri del Parco Groane.
La vegetazione coprente rende il tragitto piacevole anche in giornate calde. In questo tratto delle Groane il fondo è compatto e facilmente pedalabile.

Pedalando verso il Villoresi incontriamo i resti dell'antica fornace Maciachini, esempio di archeologia industriale.
"LET 1 Ville storiche e Groane": si tratta di un itinerario ad anello che parte dalla stazione Garbagnate-Parco delle Groane, promosso dal Sistema Turistico Nazionale, alla scoperta delle storiche ville presenti nei paraggi. Qui vediamo l'antica fornace Maciachini, esempio di archeologia industriale.

In poco tempo si giunge nei pressi della stazione ferroviaria di Garbagnate Groane e qui ritroviamo il Canale Villoresi con la sua ciclabile pianeggiante a costeggiarlo.
Non si può sbagliare strada ora, si segue l'acqua e il suo lento moto fino a Monza!

Il canale Villoresi nei pressi della stazione ferroviaria Garbagnate- Groane.
Dietro la stazione Trenord di Garbagnate-Groane incrociamo finalmente il Villoresi con le sue calme acque. Da qui lo costeggeremo senza più abbandonarlo.

Mountainbike percorre la ciclabile del Villoresi.
Lungo il Villoresi il fondo della ciclabile è sterrato e compatto: una strada bianca che non presenta difficoltà né di pedalata, né di orientamento.

Attraverso pendenze trascurabili e fondi sufficientemente ben tenuti, sfioriamo Senago, Pinzano, Palazzolo, Nova Milanese e Muggiò. L'itinerario presenta il vantaggio di potersi fermare in grandi centri abitati in caso di necessità, fosse anche un semplice caffè, non ci si trova mai in zone desolate. Vantaggio o svantaggio, dipende sempre dai punti di vista in effetti....

Chiusa lungo il canale Villoresi.
Il canale Villoresi e le sue chiuse che hanno permesso lo sviluppo agricolo del passato in una zona povera di risorse idriche.

Pista ciclabile lungo il canale Villoresi immersa nella natura.
Il sentiero ciclabile prosegue immerso nella natura offrendo piacevoli scorci.

Ponte di ferro lungo la ciclabile del Villoresi per attraversamento di sponda.
Spesso si deve cambiare sponda e gli attraversamenti sono diversificati: in questo passaggio percorriamo un ponte a travi di ferro.

Ciclabile del Villoresi: nei pressi di Palazzolo Milanese la ciclabile compie un "cavatappi" per superare la ferrovia.
Nei pressi di Palazzolo Milanese la ciclabile compie un "cavatappi" per superare (in modo scenografico) la ferrovia.

Rispetto al tratto iniziale della ciclabile del Villoresi, appare chiaro di essere sempre immersi in un contesto fortemente urbanizzato e le montagne sono sempre più lontane, tuttavia il percorso stupisce per la sua piacevolezza e comodità, caratteristiche che lo rendono adeguato anche a percorrerlo con bambini al seguito.

Stazione ferroviaria di Nova Milanese fotografata dalla ciclabile del canale Villoresi.
Stazione ferroviaria di Nova Milanese.

Gli ultimi chilometri di natura prima di giungere a Monza. Il fondo della ciclabile è tornato asfaltato.
Gli ultimi chilometri di natura prima di giungere a Monza. Il fondo della ciclabile è tornato asfaltato.

La ciclabile è molto frequentata sia da ciclisti che da runner e pedoni, quindi il fine settimana sarà sempre abbastanza affollata.
Il mio suggerimento è di pedalare in settimana o in orari "alternativi" per potersi godere appieno il tragitto.
Il fondo è quasi sempre asfaltato o compatto, quindi non ci sono problemi stagionali ed è possibile pedalare anche in pieno inverno.

Un sito utile di approfondimento è quello dell'ufficio turistico di Monza: http://www.turismo.monza.it/it/cosa-fare/2816-la-pista-ciclabile-del-canale-villoresi

Area di sosta con tavolo e panche all'interno del parco della Villa reale di Monza.
Nel parco della Villa reale di Monza non mancano le aree di sosta per un pic-nic: punto ideale per una lunga pausa prima del rientro.

Segnavia lungo la pista ciclabile del canale Villoresi.
Lungo la ciclabile del Villoresi ci imbattiamo spesso in segnavia con le indicazioni delle distanze chilometriche. Da Monza alla diga del Panperduto, dove nasce il Villoresi, ci sono 61 km di ciclabile.

Questa è la traccia GPS liberamente scaricabile. L'itinerario indicato corrisponde solo al percorso di "andata" perché è perfettamente sovrapponibile a quello del "ritorno":


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Ride the Alps 2018: passi alpini chiusi al traffico accessibili solo ai ciclisti

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Da maggio a settembre ecco gli appuntamenti irrinunciabili per poter pedalare sui passi alpini durante speciali giornate di chiusura al traffico.

Logo Ride the Alps. Manifestazione in bici su passi alpini chiusi al traffico
Gli eventi "Coop Ride the Alps" offrono un'esperienza ciclistica indimenticabile: in giornate predefinite, i passi alpini sono chiusi al traffico motorizzato e accessibili soltanto ai ciclisti.
Non lasciatevi sfuggire queste occasioni uniche per pedalare immersi in panorami mozzafiato!


Questo è il sito ufficiale: https://www.myswitzerland.com/it-it/ride-the-alps.html

Di seguito una tabella riassuntiva con le località e le date:

Ride the Alps 2018

Evento Data Passo alpino
Ride the Alps Lukmanier, die Kaiserroute 01.05 Lucomagno
Ride the Alps Susten 26.05 Susten
UNICEF Cycling for Children 09.06 Col de Crans-Montana
Ride the Alps Arosa 10.06 Coira-Arosa
Chasing Cancellara 24.06 Oberalp 
Ride the Alps vaudoises – de Chasing Cancellara 01.07 Col des Mosses–col du Pillon–col de la Croix
Granfondo San Gottardo 22.07 San Gottardo
Tour des Stations 11.08 Col de la Croix-de-Coeur
Swiss Cycling Alpenbrevet 25.08 Susten–Grimsel–Furka
SlowUp Mountain Albula 02.09 Albula
Challenge Davos Festival 16.09 Flüela
La Désalpe Reichenbach 16.09 Col de la Gueulaz
Freipass Klausen Pragel 22.09
23.09
Klausen
Pragel



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