Il copertone per bici da corsa con impronta a terra variabile

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Presentazione di un copertoncino per bici da corsa che consente spazi d'arresto ridotti nelle frenate d'emergenza: la sicurezza sulla strada diventa prioritaria!

Nel caso di un "panic stop" la differenza tra una ruota che si ferma e una che si blocca e derapa allungando gli spazi di arresto può essere vitale.


Il limite dei moderni impianti frenanti sulle bici da corsa non è dato dalla meccanica dei componenti, ma dall'aderenza tra ruota e strada durante le frenate di potenza, quando cioè viene richiesto un rapido arresto in spazi ridotti.

Nelle biciclette da corsa abbiamo già impianti frenanti potenti senza dover chiamare in causa freni a disco o impianti idraulici.
Certamente non si può negare che piccoli freni a disco su questa tipologia di bici permettono sicurezza e garanzia di frenata anche sotto la pioggia o in ambiente estremamente umido, oppure in lunghe discese da alti passi alpini.
Tuttavia il grande problema su queste bici è dato dalla piccola impronta a terra dei sottili copertoni: in fase di frenata sono solo pochi centimetri di aderenza gomma/asfalto a garantire la decelerazione.
Quando la frenata diventa rapida e potente, tipicamente nel caso di un "panic stop", la differenza tra una ruota che si arresta e una che si blocca e derapa allungando gli spazi di arresto può essere vitale.
Inoltre sappiamo bene che, una ruota che frena senza andare in blocco, permette il continuo controllo della direzionalità della bicicletta.

Per ovviare a questo problema ho ideato e brevettato un copertone che aumenta l'impronta a terra nel momento in cui agisce un carico frenante.
Vi presento in anteprima il prodotto così, se in futuro lo vedrete in commercio, saprete chi l'ha progettato.
Schizzi progettuali con formule matematiche per l'ideazione di un copertoncino per bici da corsa.
Dai primi schizzi su carta, con le corrette intuizioni, alla progettazione concreta ci sono voluti diversi anni: materiali innovativi e tecniche costruttive recenti hanno consentito di superare problematiche che, solo poco tempo fa, sarebbero state considerate insuperabili.

Il copertone è composto da tre elementi opportunamente connessi tra loro:
  1. una spalla alta che funge da elemento di tallonamento e supporto principale; 
  2. una spalla mediana che funge da elemento collassabile; 
  3. una parte di contatto che consiste nel battistrada.
In condizioni di marcia normale la ruota scorre regolarmente offrendo un'impronta a terra pari ad una ruota di 25 mm di larghezza (700x25), quando invece si frena il comportamento può essere duplice, secondo parametri previsti in progettazione.

Come funziona il copertone

Nel caso di frenate leggere, tipicamente decelerazioni, la ruota si comporta come qualsiasi altra offrendo una deformazione trascurabile e un grip dato dalla mescola del battistrada.
Quando avviene una frenata più potente, compatibile con una staccata d'emergenza, cioè una situazione che richiede la massima potenza di arresto senza portare al blocco delle ruote, l'elemento centrale della spalla collassa in maniera programmata e aumenta l'impronta a terra grazie alla deformazione maggiore permessa al battistrada.
Terminata la fase dinamica, l'elemento collassabile riprende la sua forma originale grazie al ristabilirsi del corretto bilanciamento dei pesi di marcia.

La fase di collassamento programmato della spalla avviene quando subentra una grande forza frenante che sposta la massa ciclista/bicicletta sull'asse della ruota anteriore.
Questa situazione avviene sempre in fase di frenata e diventa tanto più marcata quanto la frenata è brusca.

Funzionamento del copertone con spalla collassabile.
Funzionamento del copertone con spalla collassabile: nella sezione A è rappresentata la ruota in stato di marcia regolare; nella sezione B si vede una decelerazione dolce e si nota lo schiacciamento della gomma a causa del carico maggiorato gravante sull'asse anteriore; nella sezione C vediamo invece una frenata brusca con l'elemento centrale della spalla che si comprime andando ad aumentare la deformazione in larghezza del battistrada.

La maggiore impronta a terra in fase di frenata permette un arresto in spazi più ridotti e una sicurezza di aderenza maggiore quando ciò avviene a bici inclinata.
Queste caratteristiche sono tipiche di un copertone di larghezza maggiore, ma nel caso del mio progetto, abbiamo il vantaggio di poter montare un copertone da 25 con tutte le sue caratteristiche di piccolo spessore e ridotta resistenza al rotolamento, che, al momento opportuno, si trasforma in un copertone da 28 per garantire sicurezza e dissipazione di forze.

La struttura del copertone

Il metodo costruttivo della carcassa permette al costruttore di scegliere la tipologia di mescola da applicare al battistrada, rendendola differente dalle spalle. Questa soluzione consente di costruire differenti versioni di ruote: per lunga durata; con altissima aderenza per superfici bagnate o antiforatura grazie alla possibilità di aggiungere una fascia in kevlar o altro materiale.

Per motivi di tutela brevettuale non posso parlare nel dettaglio della costruzione e degli elementi ammortizzanti della spalla, posso però spiegarne i concetti generici: l'elemento collassabile è formato da file di "fisarmoniche" nanometriche realizzate attraverso la stampa 3D con un materiale elastico a memoria di forma.
Il tutto è poi annegato in una determinata mescola polimerica addizionata di microscopiche bolle d'aria che formano poi dei vuoti. La composizione interna microporosa permette lo schiacciamento e l'estensione degli elementi ammortizzanti, lavorando come una sorta di "muscolo".

I parametri di lavoro delle "fisarmoniche" possono essere variati in maniera da personalizzarne la risposta in compressione. Sostanzialmente si può disegnare la ruota su misura del peso del ciclista o del fondo stradale su cui pedalerà.

Le fasi dello sviluppo

Lo sviluppo del prototipo e la messa a punto dei vari elementi strutturali, nonché l'ottimizzazione dei processi costruttivi su scala industriale, sono stati eseguiti con un gruppo d'ingegneri specializzati in polimeri e meccanica.
Ci siamo basati su caratteristiche antropologiche medie e su fondo asfaltato liscio: sono stati raccolti a campione peso dei ciclisti, bilanciamento dei carichi in movimento e sollecitazioni raccolte dalle ruote durante le uscite su asfalto ed è poi stata eseguita una media ponderata.
Il risultato è una ruota dal comportamento adeguato alla maggior parte dei ciclisti che pedalano su asfalto.

Nel dettaglio il prototipo funziona con ciclisti dai 60 ai 75 kg, su una bici con ripartizione di carico anteriore tra il 50% del complessivo, fino al 65%.
Come già specificato, la variazione dei parametri di determinati elementi permette di creare ruote per ogni tipologia fisica: in un'ipotetica ottica di commercializzazione, vedo bene 3 o 4 indicazioni di carico diversificate come fosse un capo d'abbigliamento, dalla S alla XL.
Per misurare gli spazi di arresto del nostro copertone, abbiamo testato una decina di altri prodotti dotati di mescole ad elevata aderenza. La selezione è stata fatta tra marche premium e basata sulla diffusione commerciale e sui dati di vendita forniti dagli stessi produttori.
Su ogni coppia di gomme abbiamo eseguito un rodaggio meccanico forzato su nastro scorrevole abrasivo in modo da eliminare i primi strati di materiale e portare così le mescole alle condizioni di utilizzo ottimali.
Attraverso modelli strumentali abbiamo eseguito le prove di frenata d'emergenza variando il peso del ciclista e combinando le soluzioni con differenti bilanciamenti di carico assiale.
I test sono stati eseguiti a differenti velocità in modo da raccogliere ogni tipo di variabile di spostamento dei carichi in frenata.
Tutti i valori sono stati raccolti e processati da un algoritmo realizzato specificatamente.
Successivamente ai test reali sono state simulate migliaia di combinazioni attraverso un software con applicazione delle forze fisiche e delle variabili ambientali.

Nell' immagine seguente potete vedere come la superficie di contatto a terra risulti superiore del 40% rispetto a quella offerta da un copertone di uguale misura di larghezza durante la fase di compressione massimale.
Sagome dell'impronta a terra lasciata da un copertone per bici da corsa tradizionale e da quello ad impronta variabile.
Sagome dell'impronta a terra lasciata da un copertone tradizionale (in grigio) e da quello ad impronta variabile (in verde). Il maggior contatto a terra consente spazi d'arresto ridotti e sicuri.

Il copertone presenta ovviamente dei limiti d'impiego, soprattutto nelle competizioni per via del peso e della scarsa necessità di frenate, ma nel ciclismo amatoriale può risultare un ottimo prodotto per garantire sicurezza di utilizzo maggiore: pedalare su strade trafficate richiede attenzione e gli imprevisti sono sempre in agguato. Macchine, pedoni, animali, buche, tombini... le frenate d'arresto di emergenza possono essere richieste in qualsiasi istante!

Il copertone collassabile viene costruito in forma rigida e deve essere montato con camera d'aria. Non escludo, in futuro, di poter superare alcune problematiche tecniche e poter presentare un prodotto pieghevole e tubeless.
Il montaggio avviene sulla ruota anteriore, mentre al posteriore è possibile montare un copertone di qualsiasi genere.
Per la commercializzazione vedremo cosa ci riserverà il futuro...




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"Mountain bike - acquisto, manutenzione e uso" un libro di Max Glaskin e Jeremy Torr

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Stampato nel 1989, questo libro è probabilmente il primo manuale italiano sulla mountain bike.

Recensione del libro "Mountain bike - acquisto, manutenzione e uso" di Max Glaskin e Jeremy Torr.

Foto della copertina a colori del primo manuale sulla mountain bike pubblicato in Italia.

Titolo: "Mountain bike - acquisto, manutenzione e uso"
Autore: Max Glaskin e Jeremy Torr
Editore: MEB
Anno: 1989

Prefazione:
"Correre in mountain bike significa godersi la pace e la bellezza della natura. Significa andare a cavallo di una bicicletta solida e facile da controllare, lontano dalle strade intasate dal traffico. E' perdersi in un luogo sconosciuto con piste impraticabili in ogni direzione, per poi ritrovarsi "sulla strada".
C'è qualcosa in una mountain bike che la rende attraente al solo guardarla: il desiderio di pedalare verso il lontano orizzonte, ignorando gli ostacoli, correre nel fango e le corse nelle pozzanghere hanno un fascino davvero indiscutibile.
Ecco una risposta a tutti i vostri interrogativi, tutte le informazioni pratiche e tecniche per divertirsi con questo sport appassionante e di larga diffusione: acquisto, manutenzione, costruzione della bicicletta da montagna, suggerimenti e consigli su quanto sta uscendo in questi anni in Europa e in particolare in Italia.
Dalla prima volta in cui vi viene l'idea di acquistare una mountain bike fino al giorno in cui pedalerete in cima all'Everest, questo libro vi dirà qual è il modo migliore per arare il fango e vi mostrerà come godervi fino in fondo questo nuovo ed entusiasmante passatempo."

L'opinione di 90RPM

In Italia la mountain bike arrivò nel 1985, commercializzata con il nome "rampichino" per via dell'ampia disponibilità di rapporti che le permettevano di arrampicarsi praticamente ovunque.
Io a quei tempi pedalavo come un matto su una BMX fantastica: non si costruiva ancora in Cina, quindi ogni componente era di fattura nazionale, dal telaio ai freni a tamburo e qualità ed affidabilità erano garantite.

Passò poco tempo e mi ritrovai a pedalare su una MTB: mio padre fu uno dei primi ad acquistare questa tipologia di bici che ci avrebbe poi accompagnato tra campi e montagne per il resto dei giorni.

Il manuale della MTB venne acquistato da mio padre e da allora fa parte delle pubblicazioni sulla bicicletta della mia libreria personale. Probabilmente, questa edizione rappresenta il primo esempio di manuale importato e tradotto per il nostro paese.
"Mountain bike" è l'adattamento del titolo originale "Mountain biking", pubblicato in UK nel 1988 da Max Glaskin, giornalista specializzato in scienza e tecnologia, amante del ciclismo e Jeremy Torr, ciclista e uno dei primi produttore di telai e biciclette. Entrambi appassionati di mountain bike fin dagli esordi, fondatori del prestigioso "Mountain Bike Club (MBC)" in Gran Bretagna e organizzatori di competizioni agonistiche. E, doverosa citazione, probabilmente i primi ciclisti ad effettuare una spedizione in Himalaya con le MTB.

In Italia il testo venne pubblicato con la collaborazione di uno dei primi MTB club: "Lo Scoiattolo" di Bassano del Grappa, a cui si deve anche parte del materiale fotografico.
Da queste revisioni specializzate, in aggiunta ad una traduzione impeccabile, viene redatto un libro che non è una semplice trasposizione, ma una rivisitazione completa. Lavoro ineccepibile di un vero editore, ma si sa, erano altri tempi...

Questo libro, dicevo, è praticamente il primo manuale di MTB pubblicato nel nostro paese e, sfogliandolo, è possibile fare un tuffo nelle origini di questo sport e assaporare la sua essenza primordiale.
Dai testi e dalle foto (rigorosamente in bianco e nero) si comprende come la MTB venga vissuta come libertà ed evasione: non più limiti dovuti alle bici da corsa o da città, ma boschi e campi da vivere ed esplorare, nessun limite ai terreni più accidentati o alle discese più dure. Componenti robusti, affidabilità dei telai, ruote per andare ovunque... la pubblicazione è un inno a tutto quello che prima diventava complicato da percorrere a causa del materiale inadeguato, che invece risulta ora alla portata di ogni ciclista!

Fotografia tratta dal libro "Mountain bike": un ciclista vestito con abiti improvvisati trasporta in spalla la bicicletta camminando su un fondo non pedalabile.
Fotografia tratta dal libro: abbigliamento casual e mountain bike di una volta con parafanghi. Non serviva altro per avventurarsi ovunque e, se proprio non si riusciva a pedalare, bici in spalla e nessun problema!

Il libro trasuda una vena di semplicità e divertimento, vero spirito della mountain bike, anche nella descrizione dell'abbigliamento: finalmente non si parla più di guaine aderenti e fondelli tipici del mondo stradale. Gli autori consigliano jeans robusti e camicie di flanella per buttarsi a capofitto nei boschi, infangarsi e tornare poi felici a casa!

Un gruppo di amici percorre strade di campagna in sella a mountain bike degli anni '80.
Fotografia tratta dal libro: un paio di amici, una bella giornata di sole e strade di campagna da esplorare in lungo e in largo. La mountain bike essenziale e semplice di una volta! Da notare il manubrio in primo piano: una vecchia tipologia in uso negli anni '80.

Tutto è semplicità, ma la trattazione è completa: si introduce la tipologia di bicicletta, si parla dei componenti e della loro manutenzione, si parla delle tecniche di guida, ci sono consigli sugli accessori e una panoramica globale della disciplina sportiva ed amatoriale.
Ovviamente la semplicità delle prime mountain bike rendeva le argomentazioni accessibili a chiunque.

Un uomo pedala su una salita nel bosco in sella ad una bicicletta mountain bike.
Foto tratta dal libro: scarpe sportive, jeans e camicia di flanella, questo era l'abbigliamento consigliato per divertirsi nella natura con la mountain bike. In questa immagine si illustra la tecnica di bilanciamento del peso per superare forti pendenze in salita.

Grazie a questo volume ho sognato lunghe pedalate nei boschi e ho imparato ad aggiustare i miei primi cambi Shimano Sis e Deore, registrare i freni, lubrificare i componenti e lavare la bici.
È stato il mio primo vero manuale d'officina e bibbia del mountain biking.

Il libro è una pietra miliare nel genere, se riuscite a rintracciare una prima edizione acquistatelo senza indugi: avrete tra le mani una vera pubblicazione di nicchia, ben fatta e argomentata e, leggendola, forse riuscirete a riscoprire un mondo di ciclismo fatto di semplicità, meno tecnica, meno orpelli, genuino e di puro divertimento.
Questa era la vera essenza della mountain bike e forse, come me, tornerete alle origini fregandovene del marketing, delle riviste, delle fiere e dei vari gruppi social.




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Ornavasso e la Linea Cadorna: salite, forti e trincee in MTB

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Itinerario sterrato ad anello da Ornavasso alla scoperta della "Linea Cadorna"

Ornavasso, Boden, Barumboda, Solitudine, forte di Bara, Migiandone, laghetto delle Rose: montagna e storia, asfalto e sterrati, salite da grimpeur e discese da downhill, tutto questo in una sola splendida uscita!

Partenza: Ornavasso (VB)
Arrivo: Ornavasso (VB)
Km totali: 17,13
Dislivello: 847 m
Pendenza massima: 37,7%

Ornavasso si raggiunge facilmente con l'autostrada e il comodo parcheggio nei pressi della stazione ferroviaria ci permette di lasciare la macchina ed iniziare da qui l'itinerario.
Si parte dal fondo valle, circa 200 metri sul livello del mare e, mentre si attacca la traccia, lo sguardo volge in alto verso le montagne a portata di mano. Stavolta non si sale fino in cima, ma 800 e rotti metri di ascesa in circa 8 km sono garantiti e sufficienti a togliere la voglia di far lavorare un po' le gambe.

Paesaggio mattutino in bicicletta. La natura si risveglia insieme al ciclista.
Partire in bicicletta di prima mattina permette di ammirare la natura che si sveglia con lo stesso lento ritmo del nostro incedere.

La salita asfaltata inizia praticamente subito con una pendenza media del 10%, valore che ci accompagnerà quasi costante fino in cima.

Salita in MTB da Ornavasso.
Da Ornavasso si parte immediatamente per la salita facile su fondo asfaltato e dal dislivello costante.

Nei primi chilometri si incrociano le belle e antiche chiese della comunità locale, costruite con pietre delle montagne circostanti: da queste zone provenivano i pregiati blocchi di marmo utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano.

Bicicletta parcheggiata davanti ai resti della "rotonda del crocificco" di Ornavasso.
"Rotonda del Crocifisso": oratorio costruito dalla Confraternita di Santa Marta nel 1727 e distrutto dall'alluvione del 1868. Probabilmente qui si svolgevano le sacre rappresentazioni del Venerdì Santo durante le quali veniva "crocifisso" uno dei membri della Confraternita.

La foto ritrae la facciata della chiesa Parrocchiale di San Nicolao a Ornavasso.
Chiesa Parrocchiale di San Nicolao risalente al 1500. Si tramanda che un ornavassese della famiglia Ronchi durante una crociata in Terra Santa, colpito in mare dalla tempesta, abbia invocato l'aiuto di S. Nicola e sia così riuscito a scampare al naufragio. A ricordo di questo prodigioso evento, i nipoti iniziarono la costruzione della nuova chiesa e la dedicarono al santo di Mira.

L'ingresso della cava Moschini lungo la salita per il Boden.
La chiamano "Grotta di Babbo Natale", in realtà è una storica cava per l'estrazione di marmo che ora viene utilizzata per ospitare eventi. Il suo nome vero è "antica cava Moschini" e la s'incontra lungo la salita per il Boden ed è possibile visitarla in determinati periodi. Per informazioni: anticacava.it

Giunti nei pressi del santuario del Boden, che in dialetto Walser significa "pianoro", suggerisco la visita alla chiesa. Qui si narra dell'apparizione della madonna nel 1528.
Nei pressi è presente anche una famosa trattoria locale.
Si devia quindi a destra inerpicandosi lungo una stretta e tortuosa strada: questo è il tratto finale della salita ed è anche il più panoramico e difficile.

Salita al Boden da Ornavasso, bicicletta e baite sullo sfondo.
Quasi al termine della nostra salita iniziano ad aprirsi ampi panorami montani.

Non vi snocciolo i valori delle pendenze nei vari strappi, li lascio tutti come sorpresa alle vostre gambe. Il bosco in cui si è immersi ripaga della fatica e, male che vada, questo è il momento di spingere la bici a mano.

Salita in vetta da Ornavasso, panorama montano.
Il fondo è sempre ben tenuto e le montagne intorno invitano a guardarsi attorno dimenticandosi quasi della salita.

In bicicletta sulle salite di Ornavasso.
Quando il sole picchia forte, ecco che freschi boschi di castagni ci regalano un po' d'ombra.

Arrivati ad un bivio si abbandona la salita al rifugio e, quindi, alla vetta, per tagliare la montagna in orizzontale su un breve tratto a mezza costa.

Percorso nel bosco per MTB.
Appena lasciata la salita asfaltata ci buttiamo nel bosco ed inizia il divertimento sul fondo sterrato.

Panorama ripreso dall'alpe Barumboda di Ornavasso.
Attraversando uno splendido bosco di faggi si giunge al caseggiato denominato "alpe Barumboda", ottimo punto panoramico sul fondotoce. Da qui si ammirano le montagne dei dintorni, il lago di Mergozzo e la punta del Maggiore.

Attraversiamo pascoli e alpeggi, che possono diventare luoghi ideali per la pausa pranzo ("alpe Barumboda") e, proseguendo nella discesa si lambisce un altro alpeggio denominato "La Solitudine".
Successivamente si prosegue lungo la prima vera sterrata difficile: siamo ufficialmente sulla strada militare della linea Cadorna!

Scorcio della mulattiera della linea Cadorna di Ornavasso.
Mulattiera della linea Cadorna: la strada militare fu costruita tra il 1912 e il 1916 a servizio delle opere difensive della Linea Cadorna contro un'ipotetica invasione dal territorio Svizzero.

Questo è il momento di abbassare le selle delle bici al minimo, serrare gli zaini e sbloccare l'escursione delle forcelle!
Abbiamo di fronte a noi circa 7 chilometri di discesa su terrapieno risalente ai primi del novecento; circa 70 tornanti (così dicono, ma sono sicuro che vi basteranno!) stretti a 180° e un fondo difficile di terra e pietre.

Foto montana che mostra la strada militare della linea Cadorna con i suoi numerosi tornanti.
Da questo promontorio si scorge la strada militare nel suo tratto terminale.  La progettazione e la costruzione mostrano elevate caratteristiche tecniche e capacità di lavorazione da far impallidire opere recenti che reggono a mala pena gli agenti atmosferici (e se sono ponti... crollano!). Al termine dei tornanti, sulla destra, è visibile il piazzale di arrivo.

Se possedete la bici giusta e le capacità tecniche adeguate vi divertirete molto. In caso contrario è comunque fattibile con attenzione: è sufficiente ridurre la velocità nei tratti rettilinei e fermarsi ai tornanti per riposizionare la bici e riprendere la discesa.
Probabilmente, andando cauti, vi saranno tre o quattro passaggi che andranno affrontati bici a mano, ma non sono certo trappole nascoste quindi c'è sempre il tempo per valutare anticipatamente le manovre opportune.
Una raccomandazione vitale: freni efficienti altrimenti rinunciate all'escursione!

Lungo la discesa ci si imbatte in trincee, antri di riparo scavati nella roccia e, quasi al termine, nel forte di Bara: antica fortificazione difensiva che ospitava gli armamenti pesanti a difesa del fondovalle.
Suggerisco di visitare ognuno di questi luoghi intrisi di storia e sudore per ammirare la maestria degli artigiani di un tempo che hanno saputo costruire opere artificiali talmente solide da resistere intatte fino ad oggi.

Grotte e cunicoli si aprono lungo la discesa della linea Cadorna.
Lungo la discesa si aprono squarci nella montagna: sospendere per qualche minuto la pedalata per esplorare questi anfratti regala grandi emozioni.

Grotte e cunicoli si aprono lungo la discesa della linea Cadorna.
Con una torcia è possibile ammirare e percorrere i cunicoli scavati sapientemente nella roccia.

Bicicletta parcheggiata di fronte all'ingresso delle fortificazioni della linea Cadorna di Ornavasso.
Accesso coperto a trincee e antichi posti di guardia.

Linea Cadorna di Ornavasso, postazione fissa per mitragliatrice.
Lungo il percorso militare, fra le trincee, ci si imbatte in vari luoghi tra cui questa postazione fissa per mitragliatrice. In perfetto stato di conservazione!

Linea Cadorna di Ornavasso, camminamenti difensivi coperti.
Camminamenti difensivi coperti da percorrere in lungo e in largo per respirare la storia dei primi del novecento.

Linea Cadorna di Ornavasso, una lunga trincea da esplorare.
Alte cinta di protezione per questa lunga trincea, conservata perfettamente dal volontariato del gruppo alpini di Ornavasso.

Linea Cadorna di Ornavasso, grotte, rifugi, polveriere.
Grotte, rifugi, polveriere... il solido granito delle montagne di Ornavasso conserva questi manufatti in ottimo stato e visitarli è davvero piacevole.

Linea Cadorna di Ornavasso, scorcio del "forte di Bara".
Scorcio del "forte di Bara". Qui è presente una fontana di acqua potabile, ideale punto di sosta per ricaricare le borracce.

Una volta raggiunta la pianura si puntano le biciclette verso il pendio della montagna, attraversando il parcheggio pubblico dove sono installati due pezzi d'artiglieria, lungo una striscia sterrata che porta velocemente al "laghetto delle Rose" e, successivamente, all'abitato di Ornavasso per concludere l'anello ciclabile.

Il percorso è alla portata di chiunque abbia dimestichezza con la mountain bike, sconsigliato ai principianti per via della discesa impegnativa e ai bambini.
Bici dal telaio robusto e ruote grasse sono altamente raccomandate.
Suggerisco di percorrerlo in primavera ed estate perché in autunno con l'abbondanza di foglie cadute a terra potrebbe risultare insidioso, mentre in inverno neve e ghiaccio renderebbero altamente pericolosa la discesa, nascondendo le pietre e le asperità.

Questa è la traccia GPS liberamente scaricabile:




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Tre proposte di colazione per ciclisti

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Colazione per il ciclista che deve subito pedalare.

Pedali la mattina poco dopo esserti svegliato? Ecco tre proposte di colazione leggere e nutrienti.

Tre proposte di colazione leggere e nutrienti per il ciclista che deve subito pedalare

Le mie uscite in bici iniziano, generalmente, la mattina presto. Diciamo che mi sveglio, mi vesto, faccio colazione ed esco.
Ho sempre avuto bisogno, quindi, di una colazione nutriente ma leggera, adatta allo sforzo fisico immediato senza strascichi digestivi complicati.

Per poter eseguire attività fisica aerobica immediatamente dopo il risveglio, è necessario introdurre carboidrati di differente natura (semplici e complessi a differente assorbimento) ed è importante non assumere cibi altamente proteici perché rallenterebbero la digestione, assorbirebbero troppa acqua e non apporterebbero benefici al gesto atletico immediato.

Dopo vari esperimenti ho trovato tre combinazioni ideali che alterno a seconda del desiderio del momento.
Le prime due sono a base di fiocchi di avena, mentre la terza si basa su un prodotto già confezionato.
I fiocchi integrali di avena sono un alimento eccezionale: una miscela bilanciata di carboidrati, proteine, fibre e minerali.
Meglio ancora se biologici, facili da reperire e dal costo contenuto.
Vediamo le opzioni nel dettaglio:

Porridge di fiocchi d'avena con aggiunta di frutta fresca
Porridge di fiocchi d'avena con aggiunta di frutta fresca


1- Porridge di fiocchi d'avena

Il porridge è una specialità nota nel mondo del ciclismo ed è possibile trovare diverse ricette per prepararlo.
Io lo faccio in questo modo: in un pentolino aggiungo del latte di soia e i fiocchi d'avena. Accendo il fuoco e porto quasi a bollore continuando la cottura per 10 minuti circa. Il tempo varia anche in base a quanto si desidera che il piatto sia cremoso, quindi è un parametro personale.
Successivamente spengo il fuoco e aggiungo un cucchiaino abbondante (ma va a gusti) di malto di cereali, mescolando bene.
Verso in una ciotola e aggiungo uvetta passa e frutta essiccata tritata al momento. Noci, nocciole, mandorle...
Potete aggiungere anche della frutta fresca come banana a fettine, oppure frutti di bosco o quello che preferite.

2 - Fiocchi d'avena crudi in ammollo

Come alternativa al classico porridge caldo, nei periodi estivi preferisco preparare questa colazione: la sera prima dell'uscita in bicicletta, verso la dose di fiocchi d'avena in una ciotola e aggiungo acqua di rubinetto fino a ricoprirli.
Durante la notte i fiocchi assorbono l'acqua e si ammorbidiscono. In tal modo la mattina successiva saranno pronti per le ultime aggiunte.
Verso un po'di latte di soia e il solito cucchiaino abbondante di malto di cereali.
Aggiungo poi, a piacere, gli stessi ingredienti della precedente proposta: frutta secca, uvetta, frutta fresca ecc....
Spesso metto anche un poco di cacao in polvere e mescolo tutto.

3- Farine pronte per bambini

Quando racconto questa colazione ottengo spesso sguardi perplessi in risposta. Il mio mantra è: provate e poi giudicate!
In questo caso dovrete procurarvi delle farine per le prime pappe dei bambini: in ogni supermercato o farmacia troverete scatole contenenti farine di cereali. Troverete creme di riso, di semolino, di mais e tapioca, di miglio, di fiocchi d'avena e multicereali.
Le mie preferenze vanno per la multicereali e quella di riso.

Esempi di farine per bambini, ottime anche per la colazione del ciclista
Esempi di farine per bambini, ottime anche per la colazione del ciclista

Questi prodotti sono eccezionali per noi sportivi per alcuni precisi motivi:
  • sono pronti in polvere;
  • non hanno problemi di conservazione a breve termine;
  • contengono cereali in forma idrolizzata che permettono una rapida digestione e un immediato assorbimento;
  • possiedono il completo profilo nutritivo offerto dai cereali di base da cui sono composte;
  • permettono preparazioni diverse.
Io generalmente preparo la colazione con le farine per bambini in questo modo: in una ciotola verso dell'acqua o del latte di soia (freddi o caldi non importa, va a gusti), poi a pioggia aggiungo la farina mescolando bene.
Smetto di versare quando raggiungo la consistenza desiderata.
Aggiungo poi malto di cereali, cacao in polvere e frutta fresca e secca come nelle ricette sopra descritte, a seconda del desiderio e della disponibilità del momento.
Pronta, non serve altro!
Fra le tre proposte considero più digeribile la terza. Le creme per bambini consentono un rapido svuotamento dello stomaco e questo è un vantaggio se dovete iniziare l'uscita dandoci dentro fin dall'inizio o se dovete affrontare subito salite impegnative.
Ovviamente le proposte offrono una colazione di partenza: io riesco a farmele bastare per 2 o 3 ore di pedalata, consiglio quindi di integrare durante l'uscita in base alle esigenze.

Cosa bere insieme a queste colazioni?

Un caffè, una spremuta, un the, del latte di soia o anche solo un bicchiere d'acqua a temperatura ambiente.
Non consiglio di bere molti liquidi perché gli alimenti sopra indicati contengono già liquidi di preparazione e perché è preferibile pedalare immediatamente senza troppa acqua nello stomaco.
Meglio integrare i liquidi poco alla volta bevendo mentre si pedala.

In ogni caso suggerisco di evitare ogni tipo di latte animale o yogurth: proteine e grassi che non hanno senso di essere assunti nella finestra temporale immediatamente precedente all'uscita. Affaticherebbero inutilmente la digestione, reclutando sangue e liquidi e aumenterebbero i tempi di assorbimento degli altri nutrienti indispensabili.




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"Senza freni - Le storie più pazze della storia del ciclismo" un libro di Les Woodland

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"Senza freni - Le storie più pazze della storia del ciclismo" un libro di Les Woodland

Recensione del libro "Senza freni" di Les Woodland.

Copertina del libro "Senza freni" di Les Woodland
Copertina del libro "Senza freni" di Les Woodland

Titolo: "Senza freni - Le storie più pazze della storia del ciclismo"
Autore: Les Woodland
Editore: Edizioni Ultra (marchio di Lit Edizioni)

"Tutti gli sport hanno le loro storie buffe, ma quello che meglio si presta ad accogliere l'intero repertorio della bizzarria umana è sicuramente il ciclismo. Quale condizione può essere infatti più adatta a esprimere il massimo della follia di quella in cui gruppi di uomini in competizione fra loro vengono costretti a convivere per settimane, in uno stato di costante stress psicofisico e in contesti ambientali e climatici imprevedibili ed estremi, allo scopo di percorrere nel minor tempo possibile un itinerario volutamente difficoltoso? Il ciclismo, insomma, non è solo uno sport, ma anche un viaggio avventuroso e rocambolesco, in cui può succedere di tutto. E Les Woodland ci dimostra che, nella sua storia ultrasecolare, di tutto in effetti è successo davvero: storie ridicole, come quella del ciclista che vinse una tappa del Tour de France pur non volendo; leggendarie, come quella del finto barone che gareggiava in compagnia dei suoi finti valletti; incredibili ma vere, come quella dell'olandese vivo per miracolo dopo una rovinosa caduta in un burrone, portato in salvo dai suoi compagni con una fune fatta di camere d'aria e poi diventato una star della pubblicità grazie alla sua abitudine di portare l'orologio sopra il guanto. Un'affascinante carrellata di vicende epiche e surreali che seduce il pedalatore appassionato e diverte il lettore curioso."

L'opinione di 90RPM

"Le storie più pazze della storia"... No, qualcosa non quadra: ripetizione di termini nel sottotitolo. Tipicamente indice di traduzione e revisione del testo mal curate.
Iniziamo bene, penso, mentre mi giro il libro tra le mani.
Apro la copertina e cerco il titolo originale: "Cycling's 50 craziest stories".
Perché l'editore ha scelto il titolo inventato "Senza freni"? E davvero non ha saputo trovare un sottotitolo migliore e più fedele all'originale?
Con dubbi crescenti mi accingo alla lettura dove, con sollievo, trovo una traduzione accettabile e, in poco tempo, arrivo alla fine del libro.

Les Woodland, inglese di nascita e francese di adozione, un passato da ciclista e una ventina di libri alle spalle, ci racconta 50 brevi storie a tema ciclistico ambientate tra la fine dell'ottecento e gli inizi del novecento.
Il salto storico è notevole e spesso, leggendo, mi sono chiesto dove avesse preso le informazioni e quanto ci sia di vero e quanto di romanzato.
Probabilmente non troverò mai le risposte, suggerisco quindi di approcciarsi alla lettura di questo libro con spirito narrativo e non storico.

50 storie, dicevo, che raccontano pazzie e aneddoti su due ruote, e non potrebbe essere da meno dato che le vicende risalgono praticamente agli albori del ciclismo e delle competizioni dove, più che le biciclette, a far la differenza erano gli uomini e la loro tempra.
Troviamo così simpatiche curiosità sulle prime lunghe e noiose corse effettuate nei circuiti ovali; oppure storie di fatica di uomini bruciati dal caldo o distrutti dal freddo nei primi tour de france, con stratagemmi e sfortune varie a far da contorno.

La narrazione passa dalla prima persona alla terza, a seconda delle storie e la scrittura fila senza particolari intoppi, ma ad annoiare rimane il tono generale: un elenco di storie con pochi dettagli e piglio sbrigativo che raccontano senza trasmettere emozioni.
Non ci si immedesima, non si percepisce l'anima, non si rimane legati al testo. Si può interrompere la lettura in qualsiasi momento e riprenderla a distanza di settimane senza il patema di non ricordare gli antefatti perché ogni storia è del tutto slegata dalle altre e, per lo più, dura solo poche pagine.

Come ho scritto sopra, mi riesce difficile credere che Woodman abbia realizzato una fedele ricostruzione di avvenimenti passati: probabilmente attraverso cronache locali ed emeroteche è riuscito a mettere insieme alcune vicende basiche, di stampo squisitamente giornalistico, ma i dialoghi dei protagonisti, gli scambi di battute, le frecciatine e i vari commenti a contorno delle vicende mi sembrano, francamente, inventati di sana pianta per arricchire il libro e renderlo un minimo interessante.

Una dopo l'altra scorrono le vicende e alla fine rimane l'idea di un libro che non ha nulla da dire perché non sa trasmettere emozioni, ma solo un elenco di piccole curiosità e aneddoti da ricordare (o dimenticare) quando si è sovrappensiero e pezzi di cronache del ciclismo che fu.
Non insegna nulla e non è un testo storico: va letto come passatempo leggero. Nulla più.


PS: per chi se lo domandasse, il titolo "senza freni" non trova nessun riferimento nel testo e la sua scelta ad opera dell'editore italiano rimane, a mio parere, del tutto ingiustificata e senza senso.




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