Sicurezza e rischi nell'uso di specchietti retrovisori per ciclismo da applicare al casco e agli occhiali

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Sicurezza e rischi nell'uso di specchietti retrovisori per ciclismo da applicare al casco e agli occhiali


In caso d'incidente quali possono essere i rischi legati all'utilizzo di appendici con specchietti retrovisore applicate al casco da ciclismo o agli occhiali?


Un esempio di specchietto retrovisore da applicare al casco da bicicletta

Premetto: questo non è uno studio scientifico o il risultato di analisi statistiche, ma solo una personale riflessione che termina senza conclusioni accertate. I prodotti presentati in fotografia sono stati inseriti a titolo esemplificativo per identificare una categoria di accessori. Nessuno specifico prodotto e nessun marchio commerciale sono oggetto di contestazione o denigrazione.

Considero lo specchietto retrovisore per bicicletta un accessorio molto utile, io stesso ne utilizzo uno di medie dimensioni per la pratica del cicloturismo e uno piccolo da polso quando sono in bici da corsa o mountain bike.
In vendita è possibile trovare molti modelli di specchietti da applicare in maniera differente, ma c'è una categoria in particolare che suscita in me molti dubbi: gli specchietti da applicare al caschetto o agli occhiali.

I retrovisori appartenenti a quest'ultima categoria sono composti da un basamento (o snodo o clip) da cui parte una sottile astina, telescopica o fissa, a cui è collegato un piccolo specchietto.
Alcuni modelli si fissano al casco tramite biadesivo o velcro, altri utilizzano una clip per rimanere solidali agli occhiali o al casco. Per capire meglio la categoria di prodotti a cui faccio riferimento allego la foto sottostante:
Esempi di specchi retrovisore per bicicletta da montare sul casco o sugli occhiali


I miei dubbi non sono legati alla praticità o all'efficienza di questi prodotti, bensì alla sicurezza di chi li utilizza.

Faccio un passo indietro:
il 29 dicembre 2013, Michael Schumacher rimase seriamente ferito in un incidente sugli sci, a seguito del quale restò in coma farmacologico per diversi mesi.

Su wikipedia l'incidente viene così descritto:
"Il 29 dicembre 2013, alle ore 11:00, durante una discesa con gli sci tra le piste Chamois e La Bichesulle, sulle nevi della località francese di Méribel in Savoia (Francia), cade e batte violentemente la testa contro una roccia.
Ricoverato d'urgenza al Centro Ospedaliero Universitario di Grenoble, in stato semicomatoso, viene sottoposto ad operazione neurochirurgica per il grave trauma cranico subìto e per un'emorragia cerebrale; dunque i medici lo inducono in coma farmacologico.

Il 16 giugno 2014, dopo circa 6 mesi, la portavoce e manager Sabine Kehm dichiara che Schumacher, uscito dal coma, ha lasciato l'ospedale di Grenoble per iniziare un percorso riabilitativo in una clinica privata. Già ad aprile era stato dichiarato che Schumacher avesse periodi di risveglio, ripresa della coscienza e interazione con l'ambiente circostante.
Viene infine deciso un percorso riabilitativo al centro di neuroscienze dell'Ospedale universitario di Losanna, non lontano dalla sua villa di Gland.
Martedì 9 settembre 2014 Michael Schumacher viene dimesso dall'ospedale universitario, per proseguire la riabilitazione in casa, a Gland."
Schumacher indossava un casco. Cosa ha causato quindi i danni cerebrali?
"Non è stato lo shock, ma il supporto della GoPro che aveva sul casco che ha colpito il cervello", ha dichiarato il noto giornalista specializzato in Formula 1, Jean-Louis Moncet, durante un'intervista andata in onda su radio francese Europe 1.
Dopodiché si è scatenato un caos mediatico senza precedenti che ha contribuito al crollo in Borsa delle azioni GoPro (-9,85%).

La GoPro è una telecamera, o meglio, una action-cam utilizzata per riprese di ogni tipo.
La sua dimensione e la sua resistenza ne fanno un ottimo prodotto per le riprese sportive.
Grazie ai molteplici accessori di cui è dotata è possibile fissare la telecamera sul casco (di qualunque genere) o su supporti come, ad esempio, una bicicletta.

Secondo quanto riportato a suo tempo, sembra che il supporto rigido che ancorava la GoPro al casco di Michael Schumacher abbia sfondato il casco e sia penetrato nella calotta cranica causando il danno cerebrale.

Da un approfondimento pubblicato sulla rivista digitale Tom's Hardware viene riportato quanto segue:
"Il caschetto si è completamente rotto. Era separato in due parti.
L'ENSA (Ecole Nationale de Sky et d'Alpinisme) ha analizzato i pezzi del casco per controllare i materiali e tutto è risultato a posto", rivelò a febbraio una fonte che si stava occupando del caso.

"Ma perché è esploso all'impatto? Qui la videocamera entra nella questione.
Il laboratorio sta facendo dei test per capire se abbia indebolito la struttura".
Probabilmente l'indagine è giunta a conclusioni che però gli inquirenti hanno preferito non divulgare. Difficile però sapere se il giornalista francese abbia avuto realmente l'opportunità di visionare qualche documento ufficiale oppure si sia affidato a indiscrezioni.

Il tema sicurezza legato ai supporti delle action cam, come ogni accessorio per i caschi, effettivamente è sottovalutato. Anche perché ogni test di omologazione non prevede la presenza di dispositivi esterni. In linea di massima ogni oggetto sporgente se montato con adesivo o supporto cedevole in caso di impatto non dovrebbe creare alcun problema.
Viene da supporre che nel caso di Schumacher qualcosa sia andato storto.
Però è bene precisare che non è stato divulgato il nome del produttore del casco e neanche il tipo di supporto impiegato per la GoPro."

L'evento che ho riportato può già farvi intuire i dubbi che mi attanagliano quando vedo un ciclista indossare uno specchietto retrovisore fissato al casco o agli occhiali: cosa può succedere in caso d'incidente o caduta?

Cosa succederebbe se l'impatto contro l'asfalto o contro una macchina avvenisse in modo da rendere le astine di questi retrovisori degli oggetti penetranti?
Certo rientriamo statisticamente in una probabilità molto ridotta, ma non esclusa: l'impatto e la dinamica dell'incidente potrebbero far sì che l'astina riceva una forza lungo il proprio asse longitudinale tale da trasformarla in una lancia e perforare.

I supporti che fissano questi specchietti sono generalmente poco stabili in caso d'impatto, il che rende più probabile perdere il retrovisore al primo movimento brusco.
Eppure non riesco a vedere in un'ottica di sicurezza questi prodotti...


Una piccola asta rigida può perforare un casco da ciclismo?

Anche a questa domanda non ho una risposta.
In Europa i caschi per bicicletta devono rispondere alla normativa comunitaria EN1078 del 1997.
C'è poi una specifica normativa che include i caschi da bicicletta per bambini ma, sostanzialmente, non cambia molto perchè vengono qui introdotti i dispositivi antistrangolamento.
Diciamolo subito: la normativa europea non è né la più recente, né la migliore. Sono diversi i motivi per cui affermo una cosa del genere ma preferisco parlarne in un prossimo specifico articolo.

Uno dei test di base da superare per rispondere ai requisiti di legge è quello dell'impatto. Se il casco ha la EN1078 ovviamente l'ha superato.
Quello che interessa noi adesso è capire se la norma preveda anche una qualche resistenza alla penetrazione: la risposta è nella desolante frase "No requirement".

Un casco da bici secondo la legge europea non necessita quindi di test relativi alla penetrazione di oggetti. A me questo inquieta un pochino.
Dissipare l'impatto di una grande superficie attraverso strati differenti è relativamente "facile", ma la forza di un singolo oggetto in penetrazione può essere devastante e certamente molto difficile da fermare.

Le astine di questi specchietti retrovisori hanno senza dubbio la capacità di ricevere abbastanza energia per diventare proiettili se possedessero anche la necessaria durezza.
Potrebbero perforare un caschetto?
Oppure quelli montati sugli occhiali potrebbero conficcarsi in un occhio o nel cranio?
Non ho la risposta, ma non mi sento di escludere la possibilità.

Nella normativa giapponese sui caschi da bici c'è un test specifico per la penetrazione: un carico di 3 Kg spinge una punta ad impattare sul casco. Il test è superato se l'oggetto non raggiunge la finta testa all'interno del casco. Differenti angolazioni di impatto completano il test.

Pare quindi che gli amici giapponesi abbiano previsto la possibile penetrazione di oggetti.
Perchè in europa non abbiamo un test simile? Mah.....


Torniamo agli specchietti retrovisori
Sempre secondo la normativa di sicurezza europea, troviamo un paragrafo che contempla le "visiere" e gli "accessori" applicati al caschetto: questi sono consentiti a patto che siano progettati e conformati in maniera da non determinare infortuni durante il normale utilizzo. Così recita la legge.

E' una normativa un po' vaga a mio parere, tanto che se la confrontiamo con quella Australiana scopriamo che in quest'ultima vengono richieste determinate specifiche per gli accessori montati sui caschi: ad esempio sono richiesti materiali dotati di un certo valore di flessione o distacco sotto carico.

Ancora più specifiche sono le normative Snell B90, B95 e quella svedese: se un accessorio collegato al caschetto si trova ad almeno 6 mm di distanza dalla superficie della calotta deve essere in grado di staccarsi autonomamente quando sottoposto ad un carico di 10 N, cioè poco più di 1 Kg di peso tanto per rendere un paragone non perfettamente calzante ma che renda chiaro che parliamo di forze dinamiche leggere.
Inoltre è specificato che nessun accessorio deve creare un potenziale pericolo diretto per l'utilizzatore.


Domande senza risposta


Può quindi uno specchietto retrovisore dotato di asta di supporto rigida diventare un potenziale pericolo per il suo utilizzatore?
Potenzialmente sì, probabilmente chissà.
Sono molte le variabili dinamiche in caso di incidente o caduta dalla bicicletta, ma nel dubbio io ho scelto di non viaggiare con una lancia fissata in prossimità della mia testa o dei miei occhi.

Voi cosa ne pensate? Usate senza paura questi retrovisori?


***AGGIORNAMENTO GIUGNO 2017*** 

Un'azienda produttrice di caschi da ciclismo e il capo ingegnere della Snell Memorial Foundation confermano i miei dubbi dandomi ragione!
Ne parlo in questa pagina: https://90rpm.blogspot.it/2017/06/action-cam-e-supporti-applicati-al.html




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6 commenti:

  1. e che ne pensi allora degli occhiali da solo o vista?

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    1. Penso questo:
      esistono 2 categorie di occhiali: quelli normali e quelli specifici per il ciclismo.

      Gli occhiali per il ciclismo sono costruiti con astine collassabili e lenti in policarbonato infrangibili di dimensione molto ampia rispetto all'orbita oculare.
      Queste caratteristiche non sono casuali, ma sono frutto di determinate scelte funzionali e di sicurezza.

      Gli occhiali normali sono ovviamente pericolosi perché non nascono per praticare discipline sportive o attività che possano presentare rischi da impatto anche violenti.
      Questo però non vale solo nel ciclismo, ma anche in moto o in macchina.
      Se facessero dei crash test sui caschi da moto o sulle autovetture con manichini dotati di occhiali finirebbe che nessun modello li passerebbe a causa delle lesioni causate da montature o lenti.

      Certamente la dinamica di ogni impatto è a sé stante e ci possono essere mille casualità, l'importante è essere coscienti dei possibili rischi.
      Per farti un esempio, quando facevo il volontario in ambulanza ho visto incidenti in macchina o in moto dove il danno più grave era stato causato dalle chiavi di casa tenute nelle tasche dei pantaloni!
      L'avresti mai immaginato?
      Nemmeno io, però da allora quando sono in macchina o in bici tengo lontano dal corpo ogni oggetto che possa causare lesioni.

      Tornando agli occhiali, io uso un modello da ciclismo con clip ottica interna.
      Quindi, occhiali sì ma specifici per il ciclismo!

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  2. bene, grazie

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  3. Francamente mi sembrano timori un po' eccessivi...

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  4. Ciao e grazie per il tuo intervento.
    Prova a vederla in questo modo: prima che il supporto dell'action-cam perforasse casco e calotta cranica di Schumacher, erano in tanti a dire che i timori di perforazione era eccessivi. Inclusi gli stessi produttori del supporto e del casco perforato.

    Dopo questo evento i produttori hanno modificato gli adesivi dei supporti e le aree di alloggiamento sui caschi.

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  5. Si ha sempre paura di essere esagerati, che una volta non si facevano tante storie per dei dettagli...e invece, grazie tecnologia!

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