Confronto fra caschi da bicicletta economici e costosi

13 commenti

Un casco da bicicletta economico protegge quanto uno più costoso?

Quali sono le differenze tra i caschi da ciclismo economici e quelli più costosi?

Quali differenze tra modelli di casco per bicicletta economici e modelli più costosi?

Dopo aver spiegato che i caschi vecchi non sono da sostituire per l'invecchiamento dei materiali, ecco che torno a parlare di caschi per bicicletta.
Qualche giorno fa discutevo con un amico ciclista, il quale mi domandava:
"I caschi da bicicletta venduti a poco prezzo, ad esempio nei centri commerciali o nelle grandi catene sportive, proteggono come i prodotti di alto livello venduti nei negozio specializzati?"
La domanda è interessante e semplice nella risposta, tuttavia apre la discussione ad un altro scenario, cioè sul perché esistano caschi da 30 euro e caschi da 200. La protezione offerta da entrambe le categorie è uguale? Se sì, cosa giustifica un prezzo più elevato?

Analizziamo un aspetto alla volta.

I caschi economici e quelli più costosi proteggono allo stesso modo?

Sì, a patto che entrambi siano omologati secondo la normativa europea in tema di sicurezza. (Parlo di "europea" semplicemente perché limito il discorso al nostro paese)

Se un casco da ciclismo risponde alla normativa, significa che ha passato tutti i test richiesti per proteggere il suo utilizzatore e non c'è ragione per considerare il suo eventuale costo inferiore un fattore di minor protezione.
La struttura interna del casco è composta tipicamente da EPS, uno schiumato di polistirene deputato all'assorbimento degli urti.
Questo stesso materiale è utilizzato sia nei caschi economici che in quelli più costosi, quindi la parte "attiva" del casco è sostanzialmente identica.

Tornando alla domanda principale, per spiegare il motivo per cui alcuni caschi costano 200 euro e altri solo 30, dobbiamo andare a considerare altri parametri: materiali, forma esterna, prese di ventilazione, ergonomia, dispositivi di ritenzione, design, grafica e notorietà del marchio.

Provo a spiegarli nel dettaglio:

Materiali utilizzati

Al fine di proporre nuovi prodotti sul mercato e tentare l'utilizzo di materiali non standard, le case produttrici con maggiore disponibilità economica da dirottare al distretto "ricerca e sviluppo", cercano di proporre dei caschi da ciclismo con materiali differenti da impiegare nella calotta esterna, nello schiumato interno di protezione e in particolari secondari quali gli spessori (o le spugne) che separano la struttura del casco dalla testa dell'utilizzatore o con l'inserimento di membrane windproof, anti-insetti o anti-batteriche.
Persino il metodo di assemblaggio della dorsale strutturale rivestita poi dallo schiumato protettivo è materia di studio.

Per la calotta esterna, i produttori cercano materiali che garantiscano basso attrito con le superfici di impatto (tipicamente asfalto) e, al contempo, estrema resistenza ad urti e abrasioni. Il basso attrito garantisce che il casco, in caso d'urto, non si impunti ma scivoli sull'asfalto.
Ovviamente la calotta deve risultare anche abbastanza resistente all'abrasione che ne consegue.

La ricerca di materiali alternativi si applica anche al materiale di protezione: alternative all'EPS (polistirene espanso) che mantengano le medesime caratteristiche.
Ne derivano composti schiumati a differente densità o materiali a cellule disposti in maniera ragionata come in reticoli a nido d'ape o stratificati a differente densità.

La forma esterna del casco

Qui ci sono due aspetti da considerare: l'estetica e le necessità tecniche.
Sull'estetica si lavora molto perché è un parametro spesso fondamentale per la scelta del casco: sono molto apprezzati modelli piccoli, dal design aggressivo, con molte prese di ventilazione.

Le necessità tecniche variano di conseguenza perché se il casco è piccolo, il volume di schiuma protettiva sarà limitato, quindi ne verrà impiegata una ad alta densità. Il discorso si complica ulteriormente se le prese di ventilazione sono molte: i fori sottraggono spazio all'iniezione di schiuma protettiva e bisogna quindi trovare modo di assorbire gli urti in zone più piccole.

La forma del casco è anche molto importante ai fini della sicurezza perché un casco spigoloso crea dei punti critici in fase d'impatto. E' importante infatti che il casco sia il più possibile tondeggiante e liscio per poter ruotare e scivolare al contatto con le superfici.

Ci sono poi differenze nelle discipline ciclistiche dove osserviamo caschi per MTB con una protezione nucale molto ampia e, viceversa, caschi da strada che privilegiano la dimensione ridotta e l'aerazione.
In alcuni modelli di punta, le case costruttrici lavorano molto nella riduzione del coefficiente di attrito aerodinamico: lo studio di queste particolari forme richiede molte prove, test e prototipi. Quindi alle spalle serve un team, un lungo lavoro e spesso anche una galleria del vento.

I caschi economici hanno generalmente forme basiche, con poche prese d'aria e sono composti da materiali standard.

Prese di ventilazione

A seconda della disciplina ciclistica, della stagione di utilizzo o della riduzione di peso che il produttore vuole ottenere, vengono disposte più o meno prese di ventilazione.
Per una disposizione ottimale, quindi realmente ventilante, i fori vengono attentamente studiati: l'aria deve arrivare al casco, penetrare ed essere veicolata alla testa per ottenere la dissipazione del calore.
Ogni foro presente richiede, di conseguenza, uno studio sul posizionamento del materiale protettivo e, come sopra accennato, in caschi molto forati bisogna studiare soluzioni specifiche per la dissipazione dell'energia da urto in volumi minori di materiale utile.

Ergonomia

Un casco comodo da indossare è anche un casco che protegge meglio perché la calzata e l'avvolgimento della testa sono essenziali.
Quando l'ergonomia è bassa, il casco da fastidio, a volte fa male in alcuni punti e diventa scomodo utilizzarlo per lunghi periodi.

Nei caschi più costosi, l'ergonomia è uno degli aspetti principali considerati in fase di progettazione: vengono infatti immessi sul mercato differenti misure dello stesso prodotto per meglio adattarsi alla testa di ogni possibile utilizzatore.

Nei caschi economici tipicamente si crea un prodotto "one size fits all" dove l'unico sistema per stringere o allargare la calotta interna è deputato al sistema di ritenzione, tramite appositi sistemi di regolazione più o meno raffinati.

Ergonomia significa anche creare un sistema di calotta interna e di dispositivi di regolazione e ritenzione che possano risultare minimali e confortevoli.
Tuttavia per quanto ci si possa sforzare nello studio dell'ergonomia, il risultato è sempre un'inevitabile uniformità del modello antropologico, quindi è sempre bene provare il casco prima dell'acquisto.

Dispositivi di ritenzione

Le cinghie, i laccetti e le fibbie che popolano l'interno del casco sono essenziali per il raggiungimento dei risultati di protezione.
Devono quindi rispettare tutti gli standard richiesti dalle normative per quanto concerne la resistenza e la ritenzione in fase di strappo.
Ogni casco omologato è dotato di dispositivi di ritenzione affidabili, sia che costi 10 euro che 300.
La differenza, come sopra accennato, è nello studio dell'ergonomia che include anche la comodità e la poca invasività delle varie cinghie a contatto con la testa o con il viso.
Inoltre alcuni produttori possono investire maggiori risorse nello sviluppo di fibbie maggiormente semplici da utilizzare o di dimensioni più piccole. Questa ricerca incide ovviamente sul costo del prodotto finito.

Design e grafica

Il design del prodotto è essenziale, l'ho già spiegato nel primo puno alla voce "forma del casco", ma oltre alla funzionalità è al suo essere bello e piacevole a cui il consumatore si rivolge.
Un casco brutto esteticamente vende poco, non c'è nulla da fare!

Ecco quindi che i  produttori cercano di soddisfare e assecondare i gusti dei clienti lavorando su design accattivanti e grafiche aggressive: l'apparire è prioritario rispetto ad altri fattori, cosa che porta poi ad escludere caschi veramente funzionali e validi.
Un esempio è dato dai caschi che incorporano dispositivi e grafiche per la visibilità serale e notturna: montano luci rosse posteriori incorporate nella struttura e calotte di colore fluorescente con inserti rifrangenti.
Generalmente questi prodotti vengono scartati dalla massa perché considerati poco piacevoli, eppure ad analizzare la loro dotazione è evidente che presentano soluzioni di maggior pregio.
Non importa: la legge di mercato vuole caschi fighi, soprattutto in certe discipline!

I caschi economici hanno generalmente un design semplice e sono dotati di grafiche e colorazioni minime. Spesso per contenere i costi non vengono applicate nemmeno decalcomanie o adesivi.

Notorietà del marchio

Questo è puro marketing: più un marchio è conosciuto, più il prezzo alto è considerato accettabile.
Un produttore internazionale che equipaggia squadre ciclistiche professionali può permettersi un prodotto dal prezzo finale più elevato perché nella logica del consumatore "se lo fa la marca XXX allora è senza dubbio un ottimo prodotto, costa di più ma è normale".

Eppure in molti casi proprio i grandi produttori potrebbero ridurre il prezzo grazie agli elevati numeri di produzione e alla capillarità di vendita. Ciò non accade perché la legge del marketing insegna che se ti poni ad un alto livello di mercato, vendere a prezzo consumer equivale ad abbassare la percezione di qualità di prodotto e marchio stesso.

I produttori per ovviare a questo, generalmente creano una gamma diversificata in modo da offrire una scelta entry-level e, via via, prodotti prosumer.
Tuttavia se il marchio è noto, ben posizionato, con una percezione valutativa elevata, difficilmente accetterà di abbassare troppo il prezzo entry-level: si attesterà infatti su fascia medio-alta in ogni caso, come a sottolineare che la loro tecnologia non ammette troppe deroghe al ribasso, pena un prodotto di qualità inferiore a cui loro non aspirano.

Il mercato di massa però è sempre appetibile per ogni azienda perché è vero che si vende a basso prezzo, ma lo si fa a milioni di persone, se poi si riesce a piazzare prodotti uniformati dal basso costo produttivo, ecco che diventa difficile lasciarsi scappare un simile mercato dorato!
Il marketing e l'arte di vendere sanno proporre qualcosa anche in questo caso: il produttore dal marchio famoso di alto livello crea un altro marchio con il quale etichettare e vendere prodotti per il popolo.

Ufficialmente non si deve conoscere che dietro ai caschi da 30 euro prodotti da "YYY", ci sia in realtà il raffinato marchio per professionisti esigenti "XXX", quello che conta è piazzare prodotti omologati dal basso costo per la massa di persone a cui non interessa il casco da centinaia di euro o a cui serve un prodotto più economico.
Ecco quindi che i player sul mercato si riducono a pochi reali produttori che sono in grado di coprirne ogni fascia.

Conclusioni

Non sarebbe onesto dire che "il casco da 200 euro è uguale a quello da 50" perché, come ho spiegato, molteplici fattori possono influenzare il costo finale e molti di questi sono pienamente giustificati dallo sforzo dei produttori in ricerca e sviluppo.
Tuttavia è innegabile concludere affermando che "un casco di basso prezzo protegge esattamente quanto uno di alto prezzo. Ma solo se è omologato!"








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13 commenti:

  1. Grazie, hai fatto chiarezza su un punto importantissimo per la sicurezza.
    C'è da dire che spesso i caschi base-base sono alquanto scomodi se utilizzati a lungo, oppure possono dare problemi di traspirazione per la cute, ma credo che già un casco da 20€, quindi il gradino sopra il base, preso in una grande distribuzione specializzata (leggi Decathlon per dirne una, o Nencini Sport che ha sia prodotti da millemila Euro sia prodotti più basici) sia sufficiente per un utilizzo occasionale - come hai detto in questi casi bisogna però valutare più la sostanza della forma.
    Per dare un paio di riferimenti precisi, prendendo come esempio Decathlon, la base è questo:
    http://www.decathlon.it/casco-ciclismo-100-id_8317492.html
    Quello subito sopra è questo (anche se in promozione costa uguale)
    http://www.decathlon.it/casco-ciclismo-300-azzurro-id_8325822.html
    La differenza principale, che si può notare nella galleria delle foto, è data dal numero di prese di areazione e dal sistema di ritensionamento posteriore (la ruzzolina che si vede spuntare da sotto), assente nella versione base.
    Quando sono andato a prendere il casco per mio figlio, anche in considerazione del fatto che un bambino tende a sbatacchiarlo e comunque cresce, quindi dopo poco è da buttare, ho eliminato a priori il primo e preso il secondo - e devo dire che è un buon casco, soprattutto in relazione al prezzo.
    Certo, se poi spendo 100 o 200 Euro mi aspetto che sia meglio, vorrei ben vedere, ma se correttamente indossati (quindi con i lacci ben tirati e posizionati in modo corretto) anche questi non hanno controindicazioni.
    Samuele

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    1. Ciao Samuele, grazie per la visita e per il tuo commento!

      Riassumi bene il concetto con questa frase: "...se poi spendo 100 o 200 Euro mi aspetto che sia meglio, vorrei ben vedere...": ci si aspetta che sia meglio, ma NON che sia più sicuro!

      Quello che molti ancora non capiscono è che, se il casco è omologato, anche se costa 9 euro protegge quanto quello da 200.

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  2. Ciao
    Non finisci mai di stupire...ieri sera ho avuto modo di leggere il tuo commento sui pedali flat anziché gli SDA e dopo averlo letto sono felicissimo di tornare ai miei amati pedali flat.
    Siccome per me la sicurezza è molto importante ho letto il tuo articolo sui caschi, ti confesso onestamente che l'omologazione non l'avevo mai pensata, al contrario invece il prezzo più elevato scaturiva dalla ergonomia, più o meno dai diversi materiali, ma sopratutto ti garantiva maggiore protezione.
    Fortunatamente non ho gettato i vecchi caschi, ho verificato l'omologazione ed essendo in regola certamente avrò modo di riutilizzarli a tutto vantaggio delle casse economiche.
    Grazie ancora e non smettere mai di postare i tuoi commenti

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    1. Mi fa piacere che tu abbia trovato spunti interessanti nell'articolo!
      A proposito di caschi ti segnalo anche questo altro mio scritto: http://90rpm.blogspot.it/2015/08/i-caschi-da-ciclismo-non-sono-da.html

      Prova a dargli una lettura!
      Grazie per la visita e spero di leggerti ancora tra queste pagine

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  3. Non sono d'accordo.
    Le normative sono come l'asticella del salto in alto: se io la posiziono ad 1,5 m posso solo dire che tutti quelli che la superano sono qualificati e saltano ALMENO 1,5 m.
    Parimenti tutti ti caschi omologati hanno i requisiti MINIMI di sicurezza richiesti. Nulla so sulla reale capacità di ogni singolo casco di proteggere.
    Potrebbe essere che un casco da 20 euro protegga di più di uno da 200. Non ci sono elementi per dire nulla in base alla semplice omologazione. Anche sui caschi da moto ci sono infinite "guerre" di cifre e di metodologie su come valutare la bontà di un casco.
    Mi pare quindi forviante dire che "se il casco è omologato, anche se costa 9 euro protegge quanto quello da 200".

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    1. Grazie per il commento Raffaele.
      C'è una questione tecnica che bisogna conoscere per parlare di caschi da bicicletta: la ridotta dimensione del prodotto, in aggiunta al ridotto volume di schiumato protettivo, in aggiunta alla necessità di prese d'aria, in aggiunta alla necessità di mantenere contenuto il peso, rendono praticamente impossibile superare con netto distacco i valori di omologazione richiesti.

      Questo per un semplice motivo: la protezione degli urti si esplica attraverso la dissipazione delle forze fisiche, cioè con la decelerazione del moto d'impatto e, per aumentare i valori di sicurezza di un casco, occorre aumentare la capacità di dissipazione dell'urto.
      A causa delle caratteristiche che ho elencato sopra, bisognerebbe creare un casco molto più grande, con maggior volume di EPS e con meno (se non zero) prese d'aria.
      Chiaramente sarebbe un prodotto che nessuno produrrebbe e nessuno acquisterebbe.

      I caschi da ciclismo combattono con questioni tecniche e pratiche non paragonabili al mondo del motociclismo.
      Raggiungere i requisiti di omologazione non è semplice: sono emblematici i casi eclatanti rilevati da alcuni laboratori indipendenti dove caschi di marchi noti da centinaia di euro, hanno dimostrato valori di decelerazione inferiori a caschi più economici.
      Emblematico il caso del casco per bambini Rudy Project "Fyol" totalmente bocciato in materia di sicurezza.

      Comunque queste informazioni non sono inventate da me, puoi reperire in rete molto materiale a proposito.
      Un esempio di test comparativo tra caschi economici e caschi costosi sulla pura questione di sicurezza da impatto lo puoi trovare a questa pagina: http://www.helmets.org/testbycost.htm

      Come puoi notare, la conclusione del laboratorio è stata che "i caschi economici hanno gli stessi valori di protezione di quelli costosi".
      Più chiaro di così!

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    2. Ho dimenticato di aggiungere una questione:

      nei test puoi leggere i valori di decelerazione dei vari caschi.
      Se un casco costoso fosse davvero più sicuro di uno economico, avresti in lettura valori molto diversi.
      Cioè avresti dei valori di dissipazione talmente diversi che ti farebbero capire che il casco costoso sta lavorando al (ipotizzo) 50% della sua capacità di protezione per raggiungere gli stessi valori di omologazione che nei caschi economici impegnano il 100% di capacità del prodotto.

      Nella realtà questo non avviene e i valori sono sostanzialmente identici.
      Ciò significa che sia i caschi economici che quelli costosi raggiungono gli stessi risultati lavorando al massimo della loro capacità. Infatti basta applicare test più severi quali la caduta da altezza maggiore, i test di scivolamento e quelli da penetrazione per vedere che tutti falliscono. Sia quelli da 30 euro che quelli da 200.


      I produttori stanno tentando da tempo di rendere i loro caschi più sicuri, ma negli ultimi anni l'unica tecnologia innovativa prodotta è stata la "MIPS".
      Sulla carta parrebbe un grande passo avanti, ma nei test indipendenti puoi vedere come la realtà sia ben diversa e anche questa tecnologia non riesce a creare dei caschi realmente più sicuri.

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    3. Un'altra aggiunta (uff! Mi vengono in mente a pezzi):

      è importante sottolineare che, per quanto concerne solo ed esclusivamente la sicurezza, i caschi devono avere le stesse caratteristiche per un confronto ottimale.

      Mi spiego:
      se prendo un casco per bici da strada e lo confronto con uno da creato per l'utilizzo su mountain-bike, a livello di sicurezza vince quello da MTB perché la forma protegge meglio le tempie e la zona nucale. Indipendentemente dal costo.

      Se però prendo un casco da MTB da 30 euro e uno da 200, parlando solo di protezione da impatto, se le forme sono le stesse (quindi protezione nucale e tempie), saranno pari.
      Questo però è facile da capire: più zone d'impatto sono previste e protette dal design del casco, più questo risulta sicuro.

      Infatti i caschi per bici da corsa essendo piccoli e molto aerati sono quelli che raggiungono l'omologazione con i più elevati valori di trasmissione d'impatto.
      Ciò significa che l'impatto risulterà meno dissipato, trasmettendo alla testa maggiori forze.

      Elimina
    4. Hai ragione Veeg, riporto le parole di un designer di caschi della Limar che parla proprio di questo argomento:

      "Can some lesser expensive helmets offer more protection than more expensive helmets?" and his short reply was - "Yes."

      Interessante anche il seguente passaggio:
      "Some manufacturers may have helmets that pass the tests with better results than the others in the line. In many cases, those helmets can be at the entry level range of helmets, just as easily as it could be at the upper range of helmets. It should be noted that it is far more difficult to get a helmet with 22 vents to pass the tests versus a less expensive helmet with half as many vents."


      E queste sono le parole di una persona che progetta caschi da ciclismo.

      Elimina
  4. Luigi Franceschini22/06/17, 00:17

    Ciao veeg ci siamo conosciuti alla rando di Lombardia non so se ti ricordi... comunque leggendo questa discussione ti do ragione.
    Soprattutto quando parli dei risultati dei test... è vero quello che dici, cioè che un casco costoso se fosse molto più sicuro di uno economico dovrebbe fornire risultati di dissipazione espressi in "g" molto più bassi.
    Invece spesso risultano più elevati risptto ai caschi economici perchè, come giustamente dici, il volume minore del casco e le maggiori prese di ventilazione impediscono di avere un casco con maggior materiale anti-urto.

    Un bel filmato di questo confronto è questo:
    https://www.youtube.com/watch?v=UAXlUdMxm18

    RispondiElimina
  5. Andrea e Luigi, grazie anche a voi per i vostri contributi!

    RispondiElimina
  6. Non sempre un casco di marca che costa centinaia di euro è sinonimo di sicurezza!
    Nei report ufficiali degli enti di omologazione è possibile trovare delle belle sorprese, ecco un piccolo elenco solo per la norma CPSC:

    Scott
    Vanish Evo
    Vanish Evo MTB

    Uvex
    Race 6
    Onyx
    City 9
    Sport Boss, Boss Race
    Factory Pilot (FP) 3
    Ultrasonic Race

    Louis Garneau
    P-09 aerodynamic time trial helmet

    Bell
    Exodus full-face

    Specialized
    S-Works 2D

    Trek
    Anthem C Elite
    Anthem C Elite WSD


    Pensate che questi modelli erano già in vendita. Sono stati quindi ritirati o sostituiti.
    Essendo caschi estremamente costosi non è certo un bel risultato per i marchi che li producono.

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    1. Luigi Franceschini24/06/17, 00:28

      Anche su un sito autorevole come "bikeitalia" viene confermata l'analisi fatta dal buon Veeg su 90RPM.
      Copio e incollo alcuni passaggi dell'articolo:

      "tutti i caschi per bicicletta hanno la stessa finalità, ossia proteggere il cranio dell’utente in caso di urto. Questa capacità di assorbimento e di protezione è garantita dalla certificazione, che osserva in modo attento che le caratteristiche del casco siano fedeli alle normative europee vigenti. In soldoni significa che un casco certificato venduto a un prezzo conveniente offrirà la medesima protezione di un altro il cui prezzo arriva alle tre cifre"

      "un caschetto più costoso non significa che sia migliore di uno economico. Se entrambi soddisfano la normativa, allora proteggeranno il cranio allo stesso modo"

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