Il paradosso della gabbia ciclabile

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Il paradosso della gabbia ciclabile

Quando la pista ciclabile è ostruita, la legge del buonsenso si scontra con il codice della strada

Macchine parcheggiate ostruiscono pista ciclabile. Foto: forlitoday.it

Parliamo di mobilità urbana e in questo caso il quesito pone uno scenario realistico nel quale ognuno di noi potrebbe ritrovarsi:
"Sto pedalando su una ciclabile e la trovo ostruita da una macchina parcheggiata. Per proseguire devo aggirare l'auto abbandonando momentaneamente la sede ciclabile. Se durante questa manovra venissi coinvolto in un incidente posso rivalermi sul proprietario della macchina parcheggiata sulla ciclabile?"
Secondo l'avvocato Simone Morgana, interpellato da FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), per rispondere dobbiamo considerare due differenti tipologie di piste ciclabili: quelle in sede protetta e quelle promiscue.
Nel primo caso si tratta di percorsi ciclabili separati dalla carreggiata per il traffico motorizzato attraverso un elemento fisico come cordoli o paletti.
Nel secondo, la corsia ciclabile è tracciata sull'asfalto a margine della carreggiata.

Nell'ipotesi di pista ciclabile in sede protetta, secondo l'ambito giuridico  il ciclista non può mai immettersi nella carreggiata riservata ai mezzi a motore, ma deve necessariamente utilizzare la pista a lui riservata (art. 182, comma 9 C.d.S.).
Se il ciclista venisse coinvolto in un sinistro mentre abbandona la corsia ciclabile per aggirare un veicolo che la ostruisce, potrebbe addirittura essere considerato l'unico responsabile dell'incidente.
Seguendo la logica giuridica, il ciclista dovrebbe rimanere sulla ciclabile e chiamare i vigili per sollecitare la rimozione del veicolo.

Esempio di pista ciclabile in sede protetta con ostruzione da veicolo. Foto: alvolante.it

Nel caso, invece, di una ciclabile promiscua, il problema di sicurezza si pone solo nel momento necessario ad aggirare il veicolo, in quanto subito dopo il ciclista può rientrare nella sede ciclabile.
In caso quindi di sinistro avvenuto nel tempo necessario alla manovra, c'è la possibilità di considerare il proprietario del veicolo che ostruisce il passaggio, corresponsabile.
Se invece il ciclista, una volta superato l'ostacolo, non rientrasse immediatamente nella sede ciclabile e subisse un sinistro, sarebbe ritenuto unico responsabile dell'incidente. Questo per il fatto che avrebbe proseguito a circolare negligentemente nella corsia riservata ai motori pur avendo la possibilità di rientrare in sede ciclabile.
Anche nel caso di ciclabile promiscua, volendo seguire rigidamente l'interpretazione della normativa, il ciclista sarebbe tenuto a chiamare i vigili per ottenere la rimozione del veicolo.

Esempio di ciclabile promiscua con ostruzione da veicolo. Foto: milanofixed.com

In conclusione:
il codice della strada è chiaro e non lascia alternative: pur nell'assurdità della pratica, se c'è una ciclabile, il ciclista è tenuto a percorrerla senza abbandonarla per nessun motivo. In caso contrario, per qualsiasi sinistro, le probabilità di aver ragione sarebbero sostanzialmente nulle.





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