"Piccolo trattato di ciclosofia" un libro di Didier Tronchet

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"Piccolo trattato di ciclosofia - Il mondo visto dal sellino" un libro di Didier Tronchet

Copertina del libro "Piccolo trattato di ciclosofia" di Didier Tronchet
Copertina del libro "Piccolo trattato di ciclosofia" di Didier Tronchet, edito da Il Saggiatore

Titolo: "Piccolo trattato di ciclosofia"
Autore: Didier Tronchet
Editore: Il Saggiatore (2009)
Collana: Saggi Tascabili

"Il ciclista non fa code, non ha problemi di parcheggio. Procede spavaldo, impettito e il suo agile veicolo gli trasmette una tranquilla solennità. Beffardamente sorpassa l'automobilista imbottigliato nel traffico. Nell'illustrare i vantaggi della bici, Trochet non si limita a considerazioni di natura logistica. Bicicletta diventa sinonimo di benessere fisico e spirituale, libertà di movimento e di pensiero. Il ciclista può convivere in armonia con il pedone, se questo non è distratto quando attraversa, ma si oppone irrimediabilmente all'automobilista, allo strombazzamento dei clacson e all'inquinamento dei motori. Con questo libro l'autore intende spiegare il senso della ciclosofia attraverso resoconti di esperienze personali."

L'opinione di 90RPM

Fra i tanti libri e manuali che inneggiano alle delizie ed alla filosofia delle due ruote, ho letto recentemente questo agile libretto che, come sottotitolo, recita: Il mondo visto dal sellino.

L'autore, nato nella Francia del Nord, vive a Parigi, città che ha eletto sua patria: e da quelle strade, caotiche, difficili, alcune ripidissime, altre piane e veloci, si diletta a presentarci il suo modo di vivere.
Che è poi anche un modo di spostarsi in bicicletta: e ce ne vengono date le ragioni, senza dimenticare i disagi, gli automobilisti indisciplinati, quelli che apertamente insultano ed in brevi capitoletti ci illustra quello che solo in bicicletta si può fare.

Per esempio, anche il più stonato della terra può canticchiare ed anche cantare a squarciagola mentre pedala forsennato e nessuno se ne meraviglierà, perché il suono del suo canto è sempre prima o dopo gli automobilisti in coda.

Il vero ciclista, continua l'autore, è solidale con gli altri suoi pari ed i rari ciclisti che s’incrociano sull'asfalto si inviano piccoli cenni o un sorriso di complicità, come due superstiti uniti in una stessa battaglia per la sopravvivenza, al di là di ogni considerazione sociale o etica.

Nessun ingorgo lo ferma: basta una piccola deviazione sul marciapiede ed il suo orizzonte urbano e mentale è di nuovo libero.

Ed anche la necessità di rispettare la segnaletica è molto meno rigida in bicicletta: molti segnali sono totalmente privi di senso, per il ciclista. Tra questi, il segnale di sosta vietata è il più evidente poiché il ciclista può parcheggiare la bici dappertutto.

La bicicletta, commenta l'autore, modifica il tempo ma anche lo spazio: a rifare in macchina un tragitto che era particolarmente bello in bicicletta, ci si accorge con stupore che fa schifo!

Non dimentica tuttavia di segnalare i motivi per cui la bicicletta viene negletta: per esempio, il cattivo tempo, l'inquinamento, che pur a livelli discutibili, non ha ancora raggiunto il limite massimo da far abbandonare l'auto, la fatica di pedalare, il ritrovarsi sudati fradici senza una doccia a portata di mano….

Molti i ricordi raccontati con sorridente leggerezza e tra i tanti aneddoti divertenti, uno speciale merita da solo la lettura di questo libro: quello in cui racconta come fu sorpreso da un tremendo acquazzone molto lontano da casa proprio quando aveva sul seggiolino per bambini fissato sulla canna, dietro al manubrio, il suo piccolo di poco più di sei mesi.
Immaginate la sua angoscia mentre pedala forsennatamente per cercare di rientrare a casa più velocemente possibile, per cercare di riparare suo figlio….
Bloccato ad un semaforo rosso, chinandosi per guardarlo sotto la copertura impermeabile, lo vede coraggiosamente serio, la faccetta umida, le labbra tremanti, ma tenacemente sicuro che il suo papà l'avrebbe riportato sano e salvo a casa!

E qual è il succo del pensiero ciclosofico, tenendo presente che si tratta, secondo l’autore, dell'insieme delle idee, delle intuizioni e delle sensazioni nate sulla bicicletta: è possibile cambiare il mondo perché sufficiente cambiare il proprio sguardo sul mondo, che, visto dall'alto della bicicletta, è profondamente diverso da come si vede dall'interno di un’automobile.

In definitiva, ci ricorda ancora Tronchet, nessuna invasione è stata fatta in bicicletta!

Un libro che si legge con facilità, ci si sorprende spesso a sorridere: e guarda un po', magari a dargli qualche volta ragione.




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