Randonnée della merla 2016

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Randonnée della merla 2016

Report della "rando merla 2016"


Lo ammetto: aspettavo la Merla da un anno perché mi doveva una rivincita morale!
Nell'edizione 2015 c'era stato un vento terribile, sul falsopiano pedalavo quasi con il rampichino e poi gli strappi della zona di Morazzone mi avevano definitivamente messo KO un ginocchio.
Ho atteso con ansia un anno intero per prendermi la mia rivincita su questa splendida "classica": uno degli appuntamenti irrinunciabili di inizio stagione!

Nemmeno a farlo apposta il giorno prima della corsa si è messo a piovere.
Pazienza, io e l'amico Luca ci iscriviamo ugualmente, male che vada il contributo andrà in beneficenza e pedaleremo sul tracciato fuori gara in un altro giorno.

Domenica 31 gennaio mi sveglio presto.
Uno sguardo istantaneo ad un paio di siti web e prendo atto che... si può fare!
Un messaggio rapido al socio di pedale e via in macchina direzione "randonnée della merla"!

Arrivo a Nerviano intorno alle 8.30 e vedo con piacere che i parcheggi sono stracolmi di ciclisti in preparazione. Ottimo, ci sarà da divertirsi!
Per l'occasione decido di usare la mia corsa ibrida con allestimento randonnée.

Manubrio flat con appendici laterali; corona tripla per scalare anche il K2; luci; pedali flat; navigatore Garmin e set di borse con attrezzi di ogni genere per la totale autosufficienza.
Un dettaglio sui pedali: ho già spiegato nel post "Pedalare flat e pedalare clipless, analisi e confronto" che ho ormai abbandonato i pedali a clip.
In questa mini-rando avrei voluto montare dei veri flat a pin, ma non ho trovato il tempo per farlo, così ho lasciato una coppia di classici ALU da MTB.
Ovviamente ho pedalato con normalissime scarpe da running sfruttando la tecnica "Natural Push" che mi hanno insegnato (e di cui devo ancora scriverne qui sul blog).
Curiosamente non ho visto altre ibride, c'erano solo pieghe corsa e MTB.

Ok, bici rimontata, ciclista vestito, Luca è arrivato, la macchina è chiusa... bene! Siamo pronti per posizionarci sul rettilineo di partenza.
Dalla foto potete notare i miei irrinunciabili compagni di bicicletta: gli occhiali da ciclismo Arroyo con clip ottica di cui avevo parlato in questo specifico post.
Dato che la foschia è in agguato, monto le lenti gialle che sono fenomenali in queste condizioni: aumentano il contrasto cromatico, filtrano i toni dominanti di blu e accendono letteralmente una luce sull'ambiente circostante.

Luca è al suo debutto nel mondo rando e questa mini è l'occasione ideale per saggiare l'ambiente.
Riesco anche a coglierlo in un momento di grande concentrazione mentre scruta gli avversari intorno a lui.

Io conosco già l'ambiente, ma probabilmente ho aspettative maggiori e questo mi crea un po' di tensione. Questa volta devo correre bene, non si discute!
Certo, se penso che il 2015 è praticamente volato senza possibilità -o quasi- di allenarmi e che siamo ad inizio stagione e avrò percorso circa 100 km in totale a gennaio... un po' di ansia in più mi sovviene.

Nel frattempo altre centinaia di ciclisti si sono posizionati intorno a noi ed è sempre uno spettacolo di colori fluorescenti. L'atmosfera è ottima e l'umore alto, pronti per partire!

Avanziamo lentamente verso la postazione di cronometraggio, lettura del chip e via pedalando.

I chilometri scorrono dolcemente. Luca ha la batteria del ciclocomputer defunta, quindi mi posiziono davanti per fare l'andatura seguendo la traccia sul navigatore. Avevo già deciso di fare la prima parte del percorso ad andatura moderata, quindi ci attestiamo tra i 22 e i 24 km/h.
D'altronde i primi chilometri sono tutti da fare in mezzo al traffico e poi prendiamo tutti i semafori rossi fermandoci spesso.
A proposito dei semafori e del codice della strada in generale, vorrei fare un'osservazione: è vero che la Merla è una randonnée "anomala" perché i chilometri sono pochi, ma le intenzioni degli organizzatori sono di far provare questo mondo ai neofiti ed iniziare la stagione con una distanza alla portata di (quasi) tutti. Non capisco proprio perché la maggior parte dei partecipanti, fin da subito, si è messa a bruciare semafori, ignorare precedenze nelle rotonde e insultare automobilisti quando chiedevano semplicemente di poter passare e si trovavano plotoni di 30 persone che se ne fregavano occupando l'intera corsia e anche -a volte- quella di senso contrario. Per molti ciclisti lo spirito era da circuito Udace e non certo da randonnée....
Ad ogni modo, i primi passi servono anche a riscaldare i muscoli e riusciamo spesso a viaggiare affiancati chiacchierando. Molti ci superano e altri si accodano.
Prima ancora dei 20 km incontro un simpatico ciclista stupito da quelle centinaia di pedalatori che si trovava intorno e mi chiede quindi se ci fosse un raduno o simile. E' la Merla ciccio!

Tra gli accodati ad un certo punto troviamo una ragazza molto affaticata e scambiamo due parole: ci racconta che è la sua prima volta, che ha dei crampi per via di una sella nuova e il suo gruppo l'aveva mollata dopo pochi chilometri.
In pieno spirito randonneur non ci sfiora l'idea di lasciarla sola, quindi rallentiamo parecchio l'andatura e cerchiamo di tenerla attaccata alle nostre ruote.
Fortunatamente Luca si rende conto che aveva problemi al cambio e pedalava con un impossibile 52. L'aiuta a sistemarlo in corsa e questo le facilita la trottata a ruota.

Procediamo così in tre fino alle prime salite.
Da lontano intravedo una giacca rossa inconfondibile e una ruota da 20 pollici che gira sicura... Vittorio!
Vittorio è un amico del gruppo di bici pieghevoli con cui ho condiviso itinerari ciclabili e mangiate sopraffine. Aveva deciso di partecipare alla "rando della merla" con la sua piccola Dahon come sfida verso se stesso.
Ci eravamo sentiti al telefono prima di partire, ma non eravamo riusciti a trovarci. Due chiacchiere e scopro che è partito una ventina di minuti prima di noi e si stava godendo la sua pedalata senza timore.
Bravo Vittorio, ottimo debutto da randagio: basta la volontà e una qualsiasi bicicletta!

Lo superiamo dopo la piacevole chiacchierata e ci diamo appuntamento al punto intermedio dove c'è anche il ristoro.
Attacchiamo con le salite e ci accorgiamo di aver perso Manuela. Non la intravediamo nemmeno da lontano, ma il percorso è ben segnato e siamo certi che da lì a poco ci avrebbe raggiunto anche lei per la timbratura.

Ecco il punto di ristoro con cibo e bevande offerte dall'organizzazione impeccabile della Sav 95 di Nerviano.

Al ristoro Luca si accorge di avere l'anteriore a terra, ma non c'è problema: non è una gran fondo, quindi abbiamo tutto il tempo che vogliamo.
Mentre lui ripara la foratura con una gloriosa cartuccia di CO2, io riempio la borraccia e mangio qualcosa.

Durante la nostra sosta ecco che ci raggiunge Vittorio: un po' stanco ma felice. Il suo sorriso la dice tutta!

Foratura riparata, siamo fermi da mezz'ora, ci troviamo a metà strada e la voglia di polenta e bruscitt ci annebbia la vista.
Ok Luca, abbiamo aiutato un po' di gente, abbiamo ammirato il panorama, ci siamo scaldati per bene, ma sul cibo non si scherza! Non possiamo rischiare di arrivare mentre raschiano il fondo delle pentole.
E' ora di darci dentro e bruciare tutte le energie fino all'arrivo!
Ripartiamo alla grande e iniziamo a pestare sui pedali.
Copyright immagine: Vittorio

Luca si posiziona in formazione di tiro ed essendo un ottimo passista (e non avendo il riferimento della velocità per via del suo ciclocomputer scarico), pedala "a sensazione".
La sua andatura oscilla tra i 30 e i 40 km/h. Io non posso competere a livello di potenza muscolare, quindi sfrutto scientificamente la sua scia.

Luca ha così fame che tira come un dannato: supera ciclisti da soli, supera qualche coppia, scarta un paio di piccoli gruppi e ad un certo punto sono costretto a chiedergli di rallentare un pochino l'andatura perché mi stavo letteralmente bruciando le gambe.

Proseguiamo più tranquilli per gli ultimi chilometri e ogni tanto mi sincero dello stato del compagno di pedalata. Come potete vedere dal sorriso è tutto ok: le gambe vanno e l'umore è alto!

Eccoci al campo sportivo, finita la corsa, finita la fatica, è ora di riempire la pancia.
Siamo entrambi molto contenti e soddisfatti: il tempo impiegato è stato buono considerando anche l'andatura della prima parte veramente blanda e la mezz'ora passata al punto intermedio.

In questa foto potete apprezzare la splendida organizzazione dell'arrivo: consegna del chip, ritiro del buono pasto, fila ordinata per la pappa e tavoli in abbondanza per consumare.

Come da lunga tradizione, alla "randomerla" si mangia un piatto tipico di queste zone: polenta&bruscitt.
Un bicchiere di vino e del pane fanno da ottimo contorno al pasto.

Siamo così contenti e rilassati che ci raccontiamo ogni dettaglio appena vissuto e iniziamo già a sognare nuove uscite e nuove corse.

Intorno a noi continuano ad arrivare ciclisti, ma lo spazio è abbondante e nessuno rimane in piedi.

Terminato il pasto ci godiamo anche una buona birra (prego notare la foto invitante) mentre Vittorio, che nel frattempo ha tagliato il traguardo, ci racconta i dettagli della "sua prima rando".

Sono ormai le 13.30, forse già le 14, ma arrivano ancora alcuni ciclisti.
Da questa panoramica dall'alto potete vedere l'interno dell'area di arrivo: tavoli con computer per registrare i badge e fila per il pasto.

Eccomi pronto per tornare a casa, un po' stanco ma molto felice.
La "randonnée della Merla" si conferma ogni anno un appuntamento irrinunciabile, splendidamente organizzato e divertente. Consiglio ad ogni ciclista della zona di provarla almeno una volta per scoprire poi, come è successo a Luca, di rimanere folgorati dal fascino di questi eventi!

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Ed ora un paio di note a margine:

questo bel gruppo di amici sorridenti fa parte dei "Cicloturisti Lenti e Contenti". La foto è stata scattata al punto intermedio e, sulla sinistra, è possibile notare Luca alle prese con la riparazione della foratura.
Desidero citare queste persone perché ho notato il loro spirito di gruppo: pedalavano uniti ad un'andatura consona ad ognuno di loro e quando perdevano un membro si fermavano poi ad aspettarlo.
Dovrebbe essere un comportamento scontato, eppure è una rarità.
Copyright immagine: https://it-it.facebook.com/CicloTuristiLentieContenti

Ultima doverosa citazione per questo splendido tandem da corsa della Cannondale: l'ho visto in azione ed è una scheggia! Mi piacerebbe molto provare a pedalare su un mezzo simile, purtroppo non sono riuscito a rintracciare i proprietari per scambiare con loro due parole.
Copyright immagine: Vittorio





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5 commenti:

  1. Bell'articolo, ho rivissuto l'emozione di quel giorno,bel percorso e compagnia ottima, non vedo l'ora della prossima pedalata, un grande complimento a Vittorio.
    Luca

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  2. dimenticavo,altro che rivincita morale l'hai letteralmente bruciato il percorso, sei un grande
    Luca

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  3. Martino Gabucci - LifeTeam Cesena08/02/16, 10:05

    Anche io ho partecipato alla Merla e mi sono molto divertito! Il tuo racconto è molto piacevole e descrive bene la giornata.
    Volevo chiederti un chiarimento: a prescindere dal manubrio flat, la bici che hai usato è una bici da corsa a tutti gli effetti. Tu però pedali senza clip, come fai a rimanere in scia a 30-40 km/h con pedali flat?

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    Risposte
    1. Ciao Martino e grazie per la visita.
      Sì ormai ho abbandonato ogni tipo di clip e utilizzo pedali flat. I pedali ideali sono quelli recenti dotati di piattaforma con pin metallici, tuttavia per l'occasione non ho fatto in tempo a montarli e ho quindi usato dei pedali normali da MTB.
      Anche con questi non ho avuto particolari problemi, se non lo scivolamento del piede di tanto in tanto (che non sarebbe avvenuto con i pin).

      Per pedalare "bene" con questa tipologia di pedali anche su bici da corsa, utilizzo una tecnica chiamata "natural push power" derivante dal Pose Method del dott. Romanov.
      Appena mi sarà possibile ne parlerò sul blog, comunque ti posso garantire che si riesce a pedalare senza problemi, sia in piano che in salita!

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