Salirai in vetta e diventerai aria

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Salirai in vetta e diventerai aria

Una storia di montagna, bicicletta, piccoli uomini e grandi sfide


A chi mi chiede: "Perché vai in montagna?"
Rispondo: "Se me lo chiedi non lo saprai mai"
(Ed Viestrus)

Non esiste una versione a due ruote di questo aforisma molto noto tra i montanari, ma è facile adattarlo sostituendo "montagna" con "bicicletta".
Tuttavia il senso non verrebbe abbracciato in pieno.

Il mio aforisma dovrebbe quindi suonare leggermente diverso:
A chi mi chiede: "Perché scali la montagna con la tua bicicletta?"
Rispondo: "Se me lo chiedi non lo saprai mai"
Da qui inizia la mia storia:

Il Piccolo Uomo ha passato mesi, anni a sognare la Grande Montagna: ha letto ogni racconto ambientato tra quei crepacci e quei picchi; ha imparato a memoria ogni masso ed ogni appiglio; ha consumato la mappa a furia di osservarla; ha annotato ferrate e sassaie; ha passato notti a preparare uno zaino carico più di sogni che di oggetti.

La Grande Montagna ha cantato dolci melodie nelle sere ventose per far sì che arrivassero all'orecchio del Piccolo Uomo e lo rendessero irrequieto.
Sul finire dell'autunno la Signora si è vestita di drappi nebbiosi dal sapore etereo di ruggine e terra, facendosi bella tra i monti intorno inchinati alla sua eterna saggezza.

Il Piccolo Uomo sognava, desiderava, ardeva... non si trattava solo di una montagna, Lei era la vita stessa: aspra, dura, difficile, appuntita, dolorosa. Eppure anche dolce, materna, calda, accogliente.
La Grande Montagna poteva offrire tutto, bastava comprenderla e apprezzarla.

Era come la vita, si ripeteva Lui. Per conquistarla avrebbe dovuto affrontare più di una prova: una salita durissima; una scalata a mani nude fino alla vetta; il clima invernale; sopravvivere ad un bivacco notturno.
Lei era l'essenza stessa della vita, la sfida all'esistenza, la prova che cercava.

Anni e mesi,
estati e inverni,
persone e cose.
Tutto questo è passato prima di prendere la decisione: "Sì, ho atteso fin troppo, lo devo fare!"

Il Piccolo Uomo ha vissuto anni, ma non ha allenato a sufficienza né lo spirito, né il corpo.
Nonostante questo decide di raggiungere la Grande Montagna perché sa bene che non esisterà mai il tempo e il momento giusto. Non raggiungerà mai la condizione fisica per una simile sfida, non macinerà mai i chilometri adeguati, non sarà mai abbastanza forte per uno zaino così pesante.
Come la vita stessa e il suo percorso: non ci puoi arrivare preparato, la affronti giorno dopo giorno e basta.

Così decide di partire,
pieno di dubbi e paure senza realmente immaginare quali sfide lo avrebbero atteso.
In una grigia e fredda mattina d'inverno, il Piccolo Uomo si carica un grosso zaino da trekking sulle spalle e inforca la sua mountainbike. Destinazione: la Grande Montagna.
Non è ancora l'alba quando parte e mentre pedala tra foschia e brina ammira con nostalgia i luoghi famigliari che sta lasciando. Sarà un addio o un arrivederci, ma questo lo deciderà solo il destino.


Lui pedala veloce.
Nel buio la strada viene accesa dalla lama del suo fanale da randonnée, mentre la coda scodinzola al colore rosso della luce a led.
Ha preparato un the caldo e ha preso la borraccia termica per prolungare il più possibile quei sorsi tiepidi dal sapore di casa.
Il freddo è un amico costante e implacabile: non serve a nulla l'abbigliamento termico, non esistono guaine o membrane che possano scaldare in queste giornate e Lui ha il suo da fare per cercare di mantenere la sensibilità delle dita che si gelano e diventano blu ogni 10 minuti.

Lui pedala veloce.
Comunque.
Ha un appuntamento con Lei e non può permettersi di arrivare in ritardo.
Il freddo aumenta insieme alla velocità, ma ora non ha importanza. Giù un altro pignone e ancora più veloce, mentre l'aria sibila tra le prese del casco e gli occhiali si appannano per l'aria calda dell'affanno.

Il Piccolo Uomo macina chilometri su chilometri, attraversa paesi e città, raggiunge laghi e poi fiumi.
Continua a pedalare e sogna il momento dell'incontro, quell'attimo tanto atteso e a lungo sognato.
Di tanto in tanto incontra altri ciclisti, per lo più da corsa in allenamento, un saluto veloce, un "dove stai andando" gridato nel vento. Qualcuno gli fa compagnia per qualche chilometro, altri si spaventano nel conoscere la meta.
Lui però è deciso e pedala.
Quelle ruote al kevlar continuano a girare attorno a mozzi ben lubrificati. L'intera bicicletta è una sinfonia di precisione meccanica: se l'uomo non potrà mai essere pronto, il mezzo meccanico è stato invece preparato in ogni dettaglio per la sfida.

I pensieri si aggrovigliano nella sua testa e la paura di non farcela lo attanaglia sempre più spesso.
Questa non è solo una montagna, lo sa bene. Questa è una sfida, è un confronto, è il modo per raggiungere le risposte.

Quasi non ci crede quando la raggiunge.
"Non è possibile!" si ripete quasi balbettando.
La Grande Montagna è di fronte a Lui, ma non è preparato all'impatto con la realtà: alta, altissima, immensa, dai piedi di bosco e dal cappello di torrioni affilati.
Non basta lo sguardo per abbracciarla, non basterebbe una vita per esplorarne i dintorni, è oltre a quanto libri, riviste e film possano descriverne!

In quel freddo giorno d'inverno, un Piccolo e debole Uomo si trova finalmente al cospetto della sua sfida personale.
"Abbi pietà di me, magnifica Signora"
"Sono anni che sogno questo momento e so bene di non potercela fare"
"Tenterò, potrei morire tra le tue braccia. Dammi una mano, abbiamo desiderato una vita questo nostro incontro".


La Grande Montagna aspettava il Piccolo Uomo.
Decide così di dargli il benvenuto: fa cessare il vento gelido e gli mostra un sentiero per iniziare il cammino.
Nella neve immacolata, su sentieri sognati, attraverso alberi antichi e suoni ovattati, Lui posa sicuro le sue ruote ed inizia l'ascesa.

La compagna è fedele, non c'è nulla che possa fermarla se viene manovrata dalla volontà e dalla tenacia. Le ruote affondano quasi al mozzo; i dischi stridono ogni volta che si pizzicano le leve; gli scarponi spingono su pin metallici mentre i pantaloni da neve raccolgono chili d'acqua a forma di nuvole vaporose.


Lui avanza a fatica: oltre alla neve c'è la pendenza.
Prima dolce e via via sempre più aspra, dura, secca da far scoppiare i quadricipiti e far salire al limite il cuore.
Sa di essere solo all'inizio, ma è già avvilito e sente le energie che iniziano a scemare.
Si ferma, mette un piede a terra e subito affonda quasi al ginocchio. Calma si ripete, non c'è fretta.


Cerca un posto senza neve ai piedi di un pino e decide di mangiare qualcosa per ricaricare le forze.
"Non c'è fretta, cara Signora"
"Ho atteso anni e se non sarà oggi, sarà domani o anche dopo domani. Ormai sono qui e non me ne andrò così facilmente!"


Sulla terra nuda e indurita dal gelo, il Piccolo Uomo si concede un pasto caldo. Ha previsto la possibilità di farne 2, 3, 4 e anche di più se servisse. Non lascerà intentata l'ascesa giustificandola con la mancanza di cibo.

La pausa lo aiuta a placare l'ansia;
i muscoli sono meno induriti;
la mente è più lucida;
il corpo rinvigorito.
Riprende così il cammino come un ubriaco in sella alla sua implacabile bicicletta che scivola quando trova la roccia sotto la neve e arpiona sicura quando trova la terra.


Una rivoluzione dopo l'altra, una fatica immensa nel pedalare, sudore gelido che scivola sulla fronte, piedi intirizziti e mani ormai chiuse sul manubrio senza possibilità di aprirle con un comando mentale. Lui non cede, non si arrende!
Sarebbe troppo facile qui, ancora praticamente ai piedi della Grande Montagna, troppo comodo girare la bici e tornare veloce favorito dalla discesa.
Siamo solo all'inizio e Lui lo sa bene. Seppure con una fatica enorme, il cuore in gola, i polmoni in cerca affannata d'ossigeno... ora dopo ora ecco finalmente la sommità del primo tratto montuoso!


Brullo, solitario, rivestito di muschi e licheni, ormai privo di neve per le strane inversioni termiche.
All'orizzonte le cime più alte, avvolte da fumo d'alta quota, impenetrabili allo sguardo, nude e selvagge, senza sentieri.
Il Piccolo Uomo giunge qui ormai stanco, con i muscoli al limite dei crampi, pomeriggio ormai prossimo alla notte invernale. E' ora di fermarsi, non si può andare oltre. Per oggi.

Posa malfermo i piedi a terra e con grande disperazione nota che le mani ormai insensibili non si staccano dal manubrio. Usa la bocca e afferra con i denti i doppi guanti di ogni singolo dito fino a strappare la presa ad una mano.
A fatica riesce a muoverla e si aiuta per staccare anche la sinistra. Apre la giacca ed infila entrambe le mani sotto le ascelle, a contatto con il calore corporeo per rivitalizzarle.
Dopo un'eternità riesce a riprendere un po' la sensibilità, zaino in spalla e raggiunge il punto di bivacco che sa di trovare oltre certe rocce: una casupola di lamiera e legno, una cuccia per randagi d'alta quota. Fredda, gelata, abbandonata.

Il Piccolo Uomo è preparato anche a questo: accende un fuoco e tutto appare sotto ad un'altra prospettiva.
"Sì, ce la farò" ripete sorridendo mentre il corpo acquista calore. Mani e piedi lo trafiggono di dolore per la ripresa della circolazione, come mille aghi dentro e fuori dalla carne, ma Lui sopporta e resiste. E' solo un dettaglio, una virgola di fronte a questa grande prova.


E' quasi notte, ma non vuole rinunciare ad osservare il finire della giornata: il tramonto in quota è una delle cose che sognava da anni e finalmente questo è il momento per viverlo.


E' un tramonto gelido, di quei soli invernali che possono scaldare solo attraverso una fotografia. Il cielo è limpido, lo sguardo può spaziare all'infinito, poche nuvole a velarlo. Il mondo degli uomini là in fondo è così lontano da diventare insignificante.
Nonostante la consapevolezza, Lui ammira il calare del sole e attende minuto dopo minuto. Fino al lumicino e fino all'oscurità che ammanta le cime.

La prima notte sulla Grande Montagna è una sfida a parte: temperature sottozero, nessun aiuto in caso di necessità, possibilità di svegliarsi sommersi dalla neve.
Non c'è comunque altro da fare, Lui non può tornare indietro.
Attizza il fuoco, prepara una cena nutriente e si infila nel sacco a pelo addormentandosi tra le urla del vento che ha ripreso vigore.


La mattina successiva il meteo è clemente e dolce.
Il Piccolo Uomo si sveglia presto ed è pronto per proseguire la salita, ma ben presto si rende conto che non esistono più sentieri per la sua bicicletta.
Non ci sono tracce, nessun tratto sufficiente a posare entrambe le ruote: pedalare è impossibile.
Sapeva che sarebbe arrivato questo momento e così compie quei gesti che ha provato e riprovato decine di volte durante la preparazione.
Smonta entrambe le ruote, le lega insieme e fissa il tutto agli spallacci dello zaino in modo che cadano sul petto.
Ruota il manubrio, lo lega saldo al telaio e avvolge in modo sapiente un cordino da alpinismo per fissare la bicicletta allo zaino.
Di colpo sulle spalle ha 20 kg in più. Insieme ai 10 del resto dell'attrezzatura diventano un peso spaventoso al pensiero di dover camminare e poi scalare la parete.

Non ha importanza però. Il Piccolo Uomo può avanzare anche un metro all'ora, non c'è fretta. L'importante è non arrendersi, calibrare le energie, proseguire sapendo che il viso della Signora è sempre più vicino.


Cammina tra gli ultimi arbusti fino a raggiungere la roccia nuda e cerca i segnavia ad indicargli il cammino: sono tratti di vernice ormai consumati e dimenticati. Nessuno osa più sfidare la Grande Montagna, o forse nessuno ne sente più la necessità.

Un passo alla volta;
sudore e fatica;
piegato in due dal peso sulle spalle;
muscoli doloranti;
nulla può fermarlo e Lui prosegue.

Arriva finalmente alla via ferrata, l'ultimo pezzo del cammino.
"Magnifica Signora, sono ad un passo dall'essere aria. Concedimi il tempo per farlo, permettimi di arrivare fino in cima"

Le mani stringono filati di ferro ritorto, poi si aggrappano a incavi nella roccia, poi ancora ad appigli artificiali mentre gli scarponi cercano i pochi centimetri permessi su quel cammino.
La bicicletta sulle spalle ingombra, pesa e oscilla in modo pericoloso ad ogni passaggio difficile: sfiorando crepacci e risalendo guglie il suo peso sembra voler annientare per sempre il Piccolo Uomo.

Le mani tornano a gonfiarsi per il freddo;
la bocca è asciutta;
il corpo bagnato nello sforzo;
ogni muscolo contratto grida di fermarsi.
Solo la determinazione, solo la volontà per avanzare. Prima la mano destra, poi l'appiglio. Ed ora un piede fino alla fenditura e poi la mano sinistra e per ultima la gamba di appoggio.
E su, ancora una volta ad issarsi un po' oltre, 20 cm alla volta con il terrore di non farcela e di non sapere come tornare indietro.
Altri 20 centimetri, un altro sforzo e così via dieci, venti cento, mille volte ancora fino all'ultimo appiglio e poi...

E poi nessun altro chiodo metallico, nessuna catena per risalire, nessun'altra roccia. Questa è la cima, questo è l'arrivo!

Il Piccolo Uomo sgancia lo zaino e si lascia cadere a terra: il corpo trema per gli spasmi muscolari, le gambe non lo reggono più, la mente ormai è crollata.
Lui però è lì, è vivo, ce l'ha fatta, ha realizzato un sogno, ha vinto una sfida!


Si sdraia sulla roccia cercando di calmare cuore e respiro, cercando di riflettere sull'impresa appena compiuta, ma non ha la possibilità di formulare pensieri analitici: in questo istante vive di emozioni e non c'è nulla più forte della felicità, della soddisfazione, dell'incredulità.


Il Piccolo Uomo ha affrontato la Grande Montagna per cercare delle risposte, ma ormai giunto in vetta, sdraiato sulla roccia nuda e sbalordito dal cielo più sublime che avesse mai potuto ricordare, si rende conto di non avere risposte e nemmeno di desiderarle.
E' salito in vetta ed è diventato aria.
Non serve altro.






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7 commenti:

  1. Stupendo!
    Mi hai portato con te tra neve e roccia... mi sono commossa.
    E' troppo breve, troppo condensato per la sua bellezza... devi farne un libro intero!

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  2. senza parole
    ....
    Dario

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  3. poesia, complimenti.
    Luca

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    Risposte
    1. Detto da un caro amico è più di un complimento :)
      (Parteciperai anche tu alla prossima sfida estrema! Devo ancora scegliere tra l'attraversamento dell'oceano in barca a remi o la transiberiana in bicicletta)

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  4. uao che spinta a salire! oltre i limiti verso un cielo così alto... avanti così!

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